Torna in Brianza Davide Van De Sfroos con il suo nuovo tour “Davide Van De Sfroos & Folkestra 2026”. Giovedì 19 febbraio sarà al teatro San Rocco di Seregno e martedì 10 marzo al Cineteatro Nuovo di Arcore.
Musica, doppio appuntamento in Brianza con Davide Van De Sfroos: l’infanzia a Triante
«Vengo in Brianza sempre molto volentieri» esordisce il cantautore, nato a Monza, in Clinica Zucchi, nel 1965, nell’intervista rilasciata a Il Cittadino. E si lascia andare ai suoi ricordi di bambino, alcuni dei quali molto simpatici, quando risiedeva con mamma e papà nel capoluogo brianzolo.
«Abitavo in via Biancamano, nel quartiere Triante, che a quei tempi era molto verde. Aveva un’atmosfera di campagna, pastorale direi. Ricordo la signora Ester della lavanderia che mi dava le macchinine dentro un sacchetto del pane e l’amica Lorenza che abitava nel palazzo. Un giorno chiusi fuori di casa mia zia e dovettero chiamare i “rinforzi” per permetterle di rientrare. Un’altra volta buttai un martello dal terzo piano. Per fortuna, in quel momento non passava nessuno».
Musica, doppio appuntamento in Brianza con Davide Van De Sfroos: l’amore per la luna
Quello fu il periodo in cui Davide (al secolo Bernasconi) si innamorò della luna. «L’allunaggio era vicino – continua – e sulle riviste si parlava solo di quello. Sul terrazzo di casa volevo sempre vedere la luna che tanto mi incuriosiva. Avevo anche diversi adesivi raffiguranti la luna e un maglioncino blu con la scritta Apollo 11. Ho ancora negli occhi i colori saturi di quell’epoca che si rifacevano alla luna. E dalla luna ho tratto molte ispirazioni per le mie canzoni».
L’artista, quarto al Festival di Sanremo nel 2011 con il brano “Yanez”, è soddisfatto per il suo tour che sta facendo registrare diversi sold out. Per la prima volta sale sul palco con una piccola Orchestra («in totale siamo in tredici») che affianca alcuni dei suoi storici musicisti per dare nuova veste alle ballate, ai racconti e alle emozioni del suo repertorio.
«Si crea una commistione di suoni e di strumenti con sfumature particolari – spiega – lo spirito folk si accompagna ai suoni più classici viaggiando nel tempo. Alcune canzoni traggono più forza, quelle più lente acquistano un alone trasognante». L’obiettivo di Van De Sfroos è quello di offrire al suo pubblico qualcosa di nuovo: «Mi sono reinventato, provando nuovi arrangiamenti, ma rimanendo sempre me stesso – sottolinea – le mie canzoni, hanno lo stesso marchio di fabbrica. La Folkestra porta con sé l’energia e la profondità del suono collettivo, ma resta fedele allo spirito delle storie che ho sempre raccontato insieme al pubblico».
Musica, doppio appuntamento in Brianza con Davide Van De Sfroos: il percorso di crescita, sua e del suo pubblico
Van De Sfroos ammette di essere cresciuto, di non essere più quello degli inizi. «Conservo ancora tanta energia, un’anima autentica e poetica, ma lo stile non è più quello irruento e , talvolta sgangherato del passato. Con gli anni sono diventato più riflessivo, mi sono dedicato a ballate più intimistiche, a narrazioni più profonde». Van De Sfroos rimarca che il suo pubblico è cresciuto con lui, anche se non mancano «giovani che mi hanno sentito cantare per la prima volta quando erano nella pancia delle loro madri e che, pur non parlando il dialetto, non vogliono perdere quella tradizione linguistica alla quale sentono di appartenere». Il pubblico di Van De Sfroos «non capita per caso. Non siamo un prodotto da mainstream, ma da tam tam. Chi ci conosce ci cerca e ci dimostra sempre tanto affetto».