Elio torna a Monza, una città che frequenta molto spesso grazie alla profonda amicizia che lo lega a PizzAut e al suo fondatore Nico Acampora.
Venerdì 30 gennaio arriverà, però, in veste di artista al teatro Manzoni per presentare lo spettacolo (inizio alle 21) “Quando un musicista ride”. Una serata per giocare e gioire con le canzoni.
Canzoni scanzonate con Elio al Teatro Manzoni di Monza: con una band giovane in “Quando un musicista ride”
Elio, milanese, 64 anni, al secolo Stefano Belisari, salirà sul palco con una band di giovani artisti: Alberto Tafuri al pianoforte, Martino Malacrida alla batteria, Pietro Martinelli al basso e contrabbasso, Matteo Zecchi al sassofono e Giulio Tullio al trombone. Tutti insieme si divertiranno a esplorare e a reinventare quell’immenso repertorio seriamente comico ai confini tra canto e disincanto che, soprattutto intorno agli anni ‘60, ha percorso la musica, la canzone, il cabaret ed il teatro italiano.
Da Dario Fo a Giorgio Gaber, da Enzo Jannacci a Cochi e Renato passando attraverso i Gufi, Felice Andreasi e altri ancora, gli spensierati musicisti riproporranno i brani di una generazione di artisti eccentrici e controcorrente che hanno sorpreso e fatto divertire tutti, dagli sperimentalisti al grande pubblico, reinventando un genere musicale ricco di stravaganti e spiritose “canzoni scanzonate”.
Canzoni scanzonate con Elio al Teatro Manzoni di Monza: sullo sfondo c’è Milano di qualche anno fa
Sullo sfondo appare la Milano degli anni Sessanta e Settanta che Elio riconosce come «un crogiolo di qualità, creatività e originalità, caratteristiche che oggi non ritrovo più». La regia e la drammaturgia sono firmate da Giorgio Gallione che definisce lo spettacolo «un’esplorazione giocosa e “piena di bei ragionamenti” in un mondo musicale e in un repertorio teatrale e poetico ricchissimo, ironico, inusuale e fantasioso che intorno agli anni ‘60 ha percorso la canzone, la tv, il cabaret e il teatro italiano e di cui ancora oggi si percepiscono gli echi vitali».
Per Gallione esiste un filo rosso «labile, ma idealmente molto forte nell’ondata di creatività» degli artisti che vengono proposti da Elio e dalla sua band che si traduce in «una voglia e in un’esigenza di rompere gli schemi, di inventare nuovi stili e forme del narrare, alla ricerca di un linguaggio più libero e originale, anticonformista, contro quella che loro stessi chiamarono “comicità vegetativa”, ormai prevedibile e piena di cliché. Una generazione di artisti seriamente comici, che hanno usato la risata, l’ironia e il nonsense come strumento dello spirito di negazione, del pensiero divergente che distrugge il vecchio e prepara al nuovo. Un linguaggio che gode delle gioie della lingua e del pensiero, sberleffo libertario, ludica aggressione alla noia, sovversione del senso comune».