Era nato a Zinga, vicino a Crotone, nel marzo del 1946, e solo 17enne aveva scelto di trasferirsi a Milano per studiare prima al liceo artistico e poi all’accademia di Brera. Da lì alla Brianza, il passo è breve: e così è stato, scegliendo Monza come casa e Brugherio per fondare nel 1971 la Comunità d’arte, di cui è stato presidente e direttore della scuola di scultura per oltre 30 anni.
Arte, l’eredità di Max Squillace in un archivio digitale: un portale a testimonianza del suo lavoro
Lui è Max Squillace, scomparso quindici anni fa: è un archivio totalmente digitalizzato quello che ora testimonierà per sempre il suo lavoro (maxsquillace.it), «un progetto che riporta alla luce il lavoro di uno scultore monumentale che fu anche un pioniere tecnico dell’animazione in stop-motion italiana», ricorda Pietro Squillace, che porta come esempi i suoi caroselli di Fernet Branca in plastilina, realizzati nel 1968-1971, e una sequenza chiave nel film “Allegro non troppo”, capolavoro di Bruno Bozzetto. Tra i momenti centrali della carriera la mostra alla galleria Art 54 di New York, negli anni Settanta, che gli spalanca le porte di progetti in Svizzera, Germania, Olanda, Belgio, Austria e in Francia.
“Il progetto di catalogazione mette a disposizione di curatori, critici e istituzioni museali l’intera parabola creativa di un artista che ha segnato un punto di congiunzione inedito tra la scultura monumentale e le avanguardie della comunicazione visiva italiana” scrivono gli autori presentando il nuovo portale digitale e il catalogo antologico.
Arte, l’eredità di Max Squillace in un archivio digitale: linguaggio plastico
Con la lezione di Luigi Minguzzi, suo docente a Brera, Squillace “ha sviluppato un linguaggio plastico fondato sull’esasperazione del dinamismo e sulla tensione della materia. L’apertura del nuovo archivio digitale getta luce, in particolare, sul suo ruolo storico di pioniere tecnico dell’animazione in stop-motion in Italia”, che gli sono poi valsi negli anni Settanta, al lavoro per la Tipofilm, il Leone di bronzo al Festival internazionale della creatività di Cannes (proprio con di Fernet). “Il sito documenta la rigorosa transizione di questa manualità legata all’animazione nella scultura pura e monumentale”.
Dall’archivio digitale appena pubblicato è possibile anche scaricare l’intero catalogo antologico, che si presenta come strumento primario “di tutela filologica e punto di partenza formale per futuri dialoghi istituzionali e comodati d’uso volti alla conservazione della memoria storica dell’artista”.
Arte, l’eredità di Max Squillace in un archivio digitale: la presenza a Brugherio
Concretamente in Brianza il monumento per la Pace in piazza Giovanni XXIII, quello al Donatore in via Galvani, realizzato nel 1978 in occasione del ventesimo anniversario della sezione dell’Avis, la statua di San Bartolomeo ora collocata al cinema San Giuseppe, il bassorilievo che in via Moro celebra la Liberazione: sono alcune delle opere che testimoniano il forte legame tra Brugherio e lo scultore, scomparso nel 2015 a 69 anni e che per 35 anni ha abitato in città.
«Ho iniziato lo scorso novembre e ho impiegato circa sei mesi per recuperare una novantina di opere – spiega il figlio Pietro Squillace parlando del nuovo archivio digitale – adesso conto di aggiungere una sezione dedicata alle collezioni private. Sarà la parte più difficile perché Max era un artista puro, non frequentava gli eventi mondani» e non teneva traccia della sua attività. Qualche passo avanti, però, nelle ultime settimane il figlio l’ha compiuto: da quando sono stati pubblicati i primi articoli e l’ex sindaco Marco Troiano gli ha dedicato un post, qualcuno lo ha contattato e ha fornito le fotografie delle sculture custodite.
L’archivio consente ai critici e ai curatori di mostre di ricostruire la parabola di Squillace: «Si possono individuare temi che gli erano cari – afferma Pietro – la forza espressa dai tori, la libertà incarnata dai cavalli e la condizione umana. Le figure sole esprimono riflessione, perfino sofferenza mentre nella coppia si può vedere la positività che emerge dalle relazioni» ispirata dal forte legame con la moglie Raffaella.
Squillace, che è stato il primo presidente della Comunità d’arte attiva tra il 1971 e il 1975, ha mantenuto il legame con la città anche dopo il trasferimento a Trezzo sull’Adda: «Ricordo – racconta Pietro – le parti del monumento per la Pace nel nostro giardino. Certamente a Brugherio si è svolta la fase più produttiva della sua vita».
Pioniere tecnico dell’animazione in stop-motion, «era stato contattato da Paolo Villani e Ro Marcenaro per modellare i materiali per gli spot quando studiava all’Accademia di Belle Arti – dice il figlio – ha lavorato anche in Rai» e ha firmato pubblicità tra cui quelle della Milka con la mucca lilla e quella di una nota marca di tonno che si tagliava con un grissino.