“Singolarità” è un concetto che si declina in forme anche molto differenti all’interno di molti campi: scienza, tecnologia, matematica, sociologia, psicologia. Fino ai confini con la fantascienza: è lì che la parola indica il momento in cui la tecnologia diventa cosciente di sé. E si autogoverna. Fino a qualche anno fa restava un’astrazione inseguita dagli scrittori – è il motivo per cui Isaac Asimov scrive le regole della robotica. È il motivo per cui Rick Deckard, in Blade runner, ha un lavoro: è in grado di riconoscere i “lavori in pelle”, gli androidi sempre più perfetti indistinguibili da un essere umano. Che hanno sentimenti e avvertono la caducità della vita, nel loro caso prefissata dalla programmazione.
Quel momento, che negli anni si è ritenuto fosse una curva sempre più verticale, sta diventando sempre più urgente con l’intelligenza artificiale. Anzi: è ormai a portata di mano, con tutti gli interrogativi che ne derivano. Anche dal punto di vista teologico, perché mette in crisi l’idea stessa di creazione e di divinità.
Arte e AI nel “Confessionale” di Mandelli: “The Algoritm Creed”
Si può leggere anche questo nel progetto di installazione artistica che l’artista monzese Matteo Mandelli ha portato nelle scorse settimane alla Fiera di Milano Rho in occasione di “Ai week 2026”: un antico confessionale di inizio Novecento rimesso a nuovo. Al cui interno non c’è un sacerdote che ascolta, risponde, consola, assolve. C’è un sistema di intelligenza artificiale. Si chiama “The Algoritm Creed – Il Confessionale” e l’artista non la presenta come una provocazione: è, al contrario, la scelta di prendere «un gesto molto umano e riconoscibile, quello della confessione», ha raccontato, per spostarlo «in una relazione con un’intelligenza artificiale. Non per dare risposte, ma per rendere visibile un cambiamento che sta già avvenendo. Portare questo lavoro all’interno di Ai Week ha per me un significato preciso. È un contesto in cui la tecnologia viene presentata soprattutto come sviluppo e opportunità, mentre qui entra in gioco anche una dimensione più umana, più intima».
Arte e AI nel “Confessionale” di Mandelli: come funziona
È allo stesso tempo anche qualcosa di più: una riflessione su cosa sia “naturale” e cosa sia “artificiale”, sul vero e il falso, su umanità e non, su sacro e non, dove i confini oggi sembrano appartenere a un deserto in cui tutto, costantemente, si sposta. Nel confessionale di Mandelli il “fedele” si inginocchia, indossa le cuffie, interagisce con un algoritmo che elabora le parole della confessione e interagisce.
“Il Confessionale Ai crea uno spazio in cui il pubblico può vivere questa situazione in prima persona e interrogarsi su cosa significhi oggi essere ascoltati da un sistema artificiale fino ad accettarne il giudizio”: il sistema è stato sviluppato in Python (linguaggio di programmazione) e gira direttamente sul computer della postazione. Al centro del progetto c’è l’Sdk di ElevenLabs, un servizio Ai utilizzato per orchestrare agenti vocali conversazionali in tempo reale. Il microfono cattura la voce del visitatore, la trascrive in testo e la invia a un agente Ai configurato.
L’agente – spiega il progetto installativo – risponde vocalmente attraverso gli altoparlanti presenti nel confessionale mentre l’intero flusso viene attivato tramite un pulsante fisico. Quando la sessione parte, il sistema apre una connessione con i server ElevenLabs per gestire la conversazione live. Al termine della sessione, la trascrizione viene elaborata tramite Groq, un sistema di inferenza con l’intelligenza artificiale istantaneo che bonifica e rendere totalmente anonima la confessione. A quel punto le confessioni vengono raccolte in un database.
Arte e AI nel “Confessionale” di Mandelli: artista classe ’88, studio a Monza
«Trovarsi in questo contesto – quello della fiera – significa creare una possibilità di dialogo, dove non si parla solo di cosa l’intelligenza artificiale può fare, ma anche di come ci cambia. Ed è proprio in questo spazio che possono nascere nuove visioni e nuove possibilità condivise» ha detto Matteo Mandelli, artista nato a Merate nel 1988 con studio a Monza. Artista concettuale, ha iniziato sulle strade della street art per passare alla perfomance e lavora sulla tensione tra la materia e l’astrazione tecnologica.
Le sue opere sono state esposte in eventi di prestigio come Art Dubai, Frieze London e Art Basel Hong Kong, oltre a piattaforme come Milano Design Week e il Decentral Art Pavilion durante la Biennale di Venezia del 2022. Tra le sue opere le “Fioriture Sintetiche”, installate nel duomo di Cremona, e le performance presentate nelle sale storiche di palazzo Visconti a Milano (come il progetto “The Contact”) e Villa Ciani a Lugano.