Storia: 126 anni fa a Monza il regicidio di Umberto I, i giorni in città di Gaetano Bresci

Il 29 luglio 1900 a Monza il regicidio di Umberto I. Il 30 agosto Bresci venne condannato all'ergastolo: all'Archivio di Stato i suoi giorni in città.
MONZA REGICIDIO ATTENTATO UMBERTO I
MONZA REGICIDIO ATTENTATO UMBERTO I FABRIZIO RADAELLI

Il 30 agosto del 1900 il Cittadino dà nota dell’esito del processo davanti alla corte d’Assise di Milano contro Gaetano Bresci: per aver ucciso re Umberto la pena stabilita dai giurati è l’ergastolo.
Nell’elenco dei testi presentati a sostegno delle tesi dell’accusa ci sono anche numerosi monzesi. E questo perché il regicida non arrivò in città il giorno dell’assassinio, il 29 luglio. Ma ci arrivò due giorni prima, il 27, proveniente da Milano. Spulciando tra i faldoni dell’Archivio di Stato di Milano (nell’incartamento che racchiude tutto il “Procedimento penale contro Gaetano Bresci”), nelle carte dei verbali, delle deposizioni e dei rapporti conservati compaiono anche i nomi di tanti personaggi monzesi che in maniera del tutto casuale entrarono in contatto con Bresci giorni prima di compiere il regicidio. E ne danno conto nelle testimonianze rese davanti agli inquirenti. È con le loro parole che si possono ricostruire le ultime ore di libertà di Bresci.

Storia: 126 anni fa a Monza il regicidio di Umberto I, l’arrivo di Bresci in città

Il 17 maggio del 1900 parte da New York e arriva a Castel San Pietro Bolognese. Poi si trasferisce a Prato, dal 5 giugno al 18 luglio, dal fratello Lorenzo. Si sposta poi a Bologna, quindi Piacenza (22-23 luglio) e Milano (23-26 luglio). Il 27 luglio arriva a Monza. Racconta lo stesso Bresci nell’interrogatorio: «La mattina del venerdì verso le 10 io partii da Milano per Monza ed il mio amico venne con me. Colà abbiamo pranzato insieme al Caffè del Vapore, poscia andammo a passeggio per la città e verso le ore 15 o 16 salimmo insieme ad una casa che portava il cartello di camere d’affitto per fissare una camera. La padrona ci disse che non aveva alloggio che per una persona sola, ed allora poiché il mio amico non si tratteneva che una sola notte, mentre io avevo intenzione di pigliarla per più lungo tempo, ce ne venimmo via, ritornando io più tardi verso le sei a fissarla per me».

Storia: 126 anni fa a Monza il regicidio di Umberto I, la camera in affitto e le testimonianze della padrona di casa

L’affittacamere è Angela Cambiaghi, 50 anni, con casa al terzo piano del civico 4 in via Cairoli.
Bresci la domandò in affitto soltanto per una settimana, dicendo essere in cerca di occupazione e che quando l’avrebbe trovata avrebbe affittato la camera a mese. All’inizio la Cambiaghi non voleva saperne, ma poi cedette e ricevette il fitto dei 7 giorni in cambio di 4,20 lire.
Al processo, la Cambiaghi spiegherà che «per ragioni di economia, tengo un appartamentino di due camere e una cucina. Io e mia figlia abitiamo la cucina e affitto le altre due».

Storia: 126 anni fa a Monza il regicidio di Umberto I, chi c’era con Gaetano Bresci

Nello stesso appartamento viveva anche Angelo Dal Savio, montatore meccanico allo Stabilimento Zopfi,che racconta: «Seppi dalla Cambiaghi che aveva affittato una certa sua cameretta ammobiliata, da circa due mesi sfittata; infatti un giovanotto stava lavandosi in quella camera e poco dopo venne a salutarci presentandosi come Bresci Gaetano da Prato. Sapendo che io mangiavo in casa, volle anche lui tenermi compagnia; mentre si mangiava il Bresci si informò della festa che aveva luogo in Monza e chiese dove si teneva detta festa. Gli risposi che dal manifesto avrebbe rilevato tale circostanza e siccome in quella sera si mangiò tutti insieme colla famiglia Cambiaghi, così si parlò molto della festa ginnastica, e parmi che egli abbia chiesto anco dell’intervento del Re. Sembra un buon ragazzo molto casalingo, e educato».

Storia: 126 anni fa a Monza il regicidio di Umberto I, la giornata al Parco e la gita in carrozza

Il giorno dopo, sabato, Bresci racconta di essere stato «a diporto per il Parco, in carrozza ed alla sera ho dormito ancora presso la stessa persona». A scarrozzarlo, è il caso di dirlo, attraverso il Parco è il vetturino monzese Enrico Casiraghi, che testimonia al processo: «Verso le ore 11 di sabato 28 luglio un individuo di statura abbastanza giusta, con pochi baffi neri, guardava la statua di Vittorio Emanuele ed io mi gli avvicinai offrendogli la vettura per fare un giro nel Parco; egli accettò. Dopo che fummo entrati nel Parco per circa venti metri, si pose a ginocchio nel sedile della vettura che guarda a cassetta, e cominciò a parlare con me chiedendomi informazioni, fra le quali ricordo quella se il Re andava a Vedano, e sulla mia risposta affermativa, mi disse di passare da Vedano», si legge.

Storia: 126 anni fa a Monza il regicidio di Umberto I, i gelati in corso Milano prima della manifestazione alla Forti e Liberi

Domenica 29 è il giorno della manifestazione alla Forti e liberi che tanto ha interessato Bresci durante il suo soggiorno monzese.
Racconta ancora il regicida al processo: «Questa mattina mi sono alzato un po’ tardi, poscia sono pure andato a passeggio e sono andato poi nel campo ove aveva luogo il concorso ginnastico. Il motivo per cui sono andato nel detto luogo, l’ho addimostrato col fatto da me commesso».

Prima si reca in corso Milano (lo stesso di oggi, sopra la stazione) dove entra nel negozio di Maria Carenzi, lattivendola: «Domenica quello che dovrebbe essere il regicida venne per quattro volte a prender gelati. Gli dissi: vuole proprio rinfrescarsi molto; egli sorrise e nulla più».

Storia: 126 anni fa a Monza il regicidio di Umberto I, la testimonianza di Pietro Gambacorti Passerini

La sera, Bresci si porta nella zona del saggio di ginnastica. Qui incontra con Pietro Gambacorti Passerini: «Nella fatale sera del 29 Luglio mi trovavo nel campo ginnastico colla mia famiglia composta della mia Signora e tre bambini. Presi posto di fronte al lato della tribuna a pochi metri dal centro, dalla parte dalla quale era entrata e doveva uscire la carrozza reale. Poco dopo che avevo preso posto vidi vicino a me un giovinotto di statura più alta della media, vestito di scuro, con cappello molle color nocciola – dicono le testimonianze dell’epoca – Poco prima della distribuzione dei premi essendo stanco di stare in piedi sopra due seggiole scesi le gambe indolenzite e il giovane di cui sopra, accennando alla sedia mi disse: Mi permette? Risposi: faccia pure. – si legge ancora nelle carte – Egli montò in piedi sullo scranno e dopo circa una diecina di minuti scese».

Dopo gli spari, «mentre mi avvicinavo alla folla che irritata voleva fare dell’assassino giustizia sommaria, per cercare una mia bambina scomparsa viddi l’arrestato in viso e riconobbi in lui il giovanotto che stette tanta sera vicino a me», è la sua conclusione.

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