Macherio, la storia: 75 anni da amici a Bareggia, il gruppo nato su banchi da calamaio

La classe 1951 della Bareggia di Macherio è cresciutia insieme: i compagni di classe si sono persi e ritrovati, poi non si sono più lasciati.
La classe 1951 della Bareggia di Macherio
La classe 1951 della Bareggia di Macherio

Collezionano emozioni senza tempo perché il passato è presente: la classe 1951 della Bareggia di Macherio mostra a tutti il valore dell’amicizia e di un legame semplice, ma sincero. Sono sempre più rari gli esempi di persone che, conosciute sui banchi di scuola delle elementari, coltivano una frequentazione diventata quasi di famiglia dopo oltre 70 anni di esistenza. Sono 75 per l’esattezza le primavere che un folto gruppo di amici d’infanzia compiono nel 2026.

L’età appare solo una componente anagrafica quando c’è di mezzo la voglia di stare insieme e di ritrovarsi una volta o più all’anno per una rimpatriata che va oltre le classiche cene di classe.

La classe 1951 della Bareggia di Macherio
La classe 1951 della Bareggia di Macherio

Macherio, la storia: 75 anni da amici a Bareggia, la maestra Maria

La storia che la classe 1951 ha voluto raccontare al Cittadino è di quelle da libro Cuore. Perché sono proprie le emozioni a parlare per loro. La maggior parte di loro si conosce dalle scuole elementari, Pedresse. Sono quelli della maestra Maria Lucini, che per loro è come una seconda mamma (e che ancora oggi salutano con affetto al telefono). Con l’adolescenza ci si perde di vista (c’è chi cambia paese, chi affronta studi in altri territori) ma a due del gruppo storico scatta l’idea: perché non ritrovarsi. Inizia così la ricerca che, si badi bene, ai giorni nostri sarebbe facilitata dall’uso dei social. A loro, invece, basta un indirizzo dell’epoca, oppure il nome di un parente amico dell’ex compagno di classe. Il gioco è fatto. Il gruppo è ricomposto, è il desiderio di rivedersi è unanime.

Macherio, la storia: 75 anni da amici a Bareggia, una volta all’anno

Una volta all’anno per cominciare e poi anche più spesso. Il Natale, ad esempio, è tappa fissa. «Le mie emozioni? Non basterebbe una giornata intera – racconta Ambrogiodovremmo iniziare da quando in quegli anni innanzitutto la nostra infanzia era un’infanzia felice. Se tornavi a casa presto per merenda ti chiedevano se stavi poco bene. I giochi di compagnia ti portavano in giro per boschi a raccogliere viole e a caccia di lucertole. Le cartelle con i libri scivolavano al ritorno da scuola sul ghiaccio delle strade lanciate per vedere chi era più bravo». In classe la Pinuccia, che aveva delle bellissime trecce, chissà perché ogni tanto veniva intinta «nel calamaio con inchiostro», a sua insaputa.

«Ti ricordi quella volta che…: comincia sempre così la conversazione – spiega Lucianegli anni abbiamo organizzato anche delle gite fuori porta, come in Liguria o sul lago Maggiore. Bareggia rimane il nostro punto fermo. Ci vediamo in oratorio, l’affiatamento credo di poter dire che sia rimasto quello di un tempo».

Macherio, la storia: 75 anni da amici a Bareggia, la radio in classe

«La cosa che più di ogni altra la nostra maestra ci ha insegnato erano le tabelline». Ogni ritrovo, a distanza di decenni, vale un ricordo tra amici.
«La prima radio in classe con dei racconti e storie, tutti stavano in silenzio ad ascoltare – aggiunge Ambrogio – Nelle foto di classe ci sono due particolari da cogliere: le scarpe di noi scolari. Dicono molto. E poi il volto della nostra maestra. Maria Lucini, sorella del parroco di Bareggia. L’amicizia che è rimasta intatta fra noi compagni di classe dall’asilo alle elementari, via via che gli anni passavano, è sempre stata unica».

E ancora: «Neanche il fatto che comunque ognuno di noi abbia preso strade diverse, ci ha fatto allontanare. Neanche i mariti o le nostre mogli, hanno potuto scalfire minimamente questo nostro mondo tutto basato sulla nostra infanzia felice…».

L'autore

Giornalista pubblicista dal 1998, ascolto persone, racconto storie, modero eventi. Amo lo sport, ma sono molto di parte.