Nubi nere sulle esportazioni e segno meno sulle prospettive occupazionali “sia nel confronto con marzo 2025 (- 40) sia nel confronto trimestrale marzo-maggio, sempre rispetto allo scorso anno, (- 480)”. Per non parlare della “natura delle assunzioni, solo nel 33% dei casi previste stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato”. E del “disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, con le imprese che hanno difficoltà in 49 casi su 100 a reperire i profili desiderati”.
E per i lavoratori resta poi aperta la “questione salariale”, perché anche “laddove i salari nominali sono cresciuti grazie ai rinnovi contrattali restano comunque inadeguati rispetto al costo della vita che nel frattempo è aumentato, specie a Monza”.
Cisl Monza Brianza e Lecco, preoccupazioni per energia e lavoro
Preoccupazioni sollevate dalla segreteria provinciale brianzola e lecchese della Cisl, soprattutto dopo l’escalation militare in Medioriente. “A un anno dal cosiddetto Liberation Day – dice il segretario generale Mirko Scaccabarozzi – quando per la prima volta venne annunciata l’imposizione di dazi ingenti da parte Usa al resto del globo, siamo ormai giunti a una escalation militare di cui nessuno è in grado di prevedere il termine. Ma al netto dei controversi effetti economici delle politiche tariffarie, con tutto il loro correlato in realtà di armi di ricatto sul piano geopolitico, riverberando decisionismo ed esibizione muscolare nei confronti di aree come quella europea, in posizione di patente debolezza, oggi, nel mutato quadro mondiale, ci troviamo ad affrontare rischi ancora diversi ed esiziali”.
Cisl MB Lecco: “L’anno scorso dalla Brianza esportazioni per 750 milioni verso il Medioriente”
Rispetto al territorio monzese e brianzolo: “emergono gli esiti immediati della nuova fonte di conflitto medio-orientale”. “Lo scorso anno, le esportazioni dal territorio brianzolo verso i 13 Paesi medio-orientali coinvolti nelle operazioni del conflitto hanno toccato un valore di quasi 750 milioni di euro, pari al 4,9% del totale” dice il segretario. Che precisa: “La meccanica ha raggiunto il 13,7% delle esportazioni settoriali e l’1,8% delle esportazioni totali, la chimica rispettivamente il 7,6% e l’1,0%, il design-arredo il 9,6% e lo 0,8%, mentre con un peso ridotto sul totale, gli apparecchi elettrici, con il 12,9% e lo 0,3%”. Numeri che danno un’idea della rilevanza strategica crescente di questa area del Medio Oriente per le imprese del Territorio.
Il conflitto “ha indotto repentini e significativi incrementi nei prezzi delle materie prime, coinvolgendo non solo petrolio e gas, ma anche altre non energetiche quali materie plastiche, fertilizzanti, elio ed alluminio, rilevanti per molte industrie – dice Scaccabarozzi – Diversi beni sono infatti sotto il giogo sia della chiusura dello stretto di Hormuz, sia delle potenziali interruzioni alla produzione negli impianti dislocati in questa area”. Il risultato è che l’84% delle imprese segnala un aumento delle spese, mentre il 63% denuncia blocchi o ritardi nella consegna delle merci, soprattutto dall’Asia, precisa la Cisl. E cala anche la domanda: “complice l’incertezza internazionale e il clima economico instabile”.