Decreto scuola nelle mani dei Cpia: ma i centri non hanno fondi né prof, il caso della Brianza

I Cpia coinvolti (a loro insaputa) nel nuovo decreto scuola del ministro Valditara. La situazione complicata dei centri di Monza e Brianza.
Sono aperte le iscrizioni ai corsi della Cpia di Carate
Sono aperte le iscrizioni ai corsi della Cpia di Carate

I Cpia, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, sono stati coinvolti (a loro insaputa) nel nuovo decreto scuola del ministro Valditara.
Avranno infatti un ruolo centrale nel fornire corsi gratuiti di lingua italiana per i genitori stranieri di quegli alunni che mostrano gravi deficit linguistici e problemi di inserimento scolastico.

Decreto scuola nelle mani dei Cpia: costante riduzione del personale

Peccato che da diversi anni i Cpia siano stati oggetto di una costante riduzione del personale con la conseguente diminuzione del servizio. Non solo, spesso manca anche una sede, la scuola dove fare le lezioni, e in queste condizioni accogliere nuovi iscritti, come i genitori degli alunni stranieri in difficoltà, diventa impresa quasi impossibile.

Decreto scuola nelle mani dei Cpia: il direttore di Monza e Brianza

Lo sa Claudio Meneghini, dirigente dal 2015 del Cpia di Monza e Brianza. Il Centro è articolato su cinque sedi principali (Monza, Carate Brianza, Arcore, Desio e Limbiate) e su una quindicina di piccolissime sedi (spesso una classe soltanto) in altrettanti comuni del territorio.
«La situazione di Monza è un disastro completo», commenta senza troppi giri di parole.

Mentre le sedi di Arcore, Desio e Limbiate possono contare su spazi adeguati ricavati in strutture comunali (questo perché il ministero qualifica i Centri per l’istruzione degli adulti come sedi per l’istruzione di primo grado e quindi dipendenti dalle amministrazioni comunali), non è così a Carate e Monza.
«Carate è una mia creatura – spiega – l’ho voluta in accordo con l’istituto comprensivo proprio pensando di fornire un supporto ai genitori stranieri degli alunni delle scuole. Lì purtroppo manca l’organico: non possiamo assumere nuovi insegnanti per la sede di Carate perché non ci vengono forniti i fondi».

Decreto scuola nelle mani dei Cpia: i problemi di Monza

A Monza, invece, è tutto un altro discorso. La questione è antica e nota. Nel 2018 il Cpia ha dovuto lasciare le aule della scuola Confalonieri e da allora “vaga” alla ricerca di spazi. Oggi i 900 studenti iscritti alla sede di Monza si dividono tra l’istituto Ferrari, il centro civico di via Lecco e le aule dell’oratorio di San Biagio. «Non siamo considerati – aggiunge – eppure la nostra è una scuola dove ogni anno aumentano i potenziali studenti. Il settore dell’istruzione degli adulti è in espansione e lo sarà sempre di più, ma senza un edificio, senza una scuola diventa difficile creare un luogo di appartenenza per i docenti e gli studenti».

Decreto scuola nelle mani dei Cpia: nessun fondo in più

Le iscrizioni al Cpia di Monza resteranno aperte fino al 15 ottobre, «ma non credo che almeno per quest’anno registreremo un boom di iscrizioni dovuto al nuovo decreto Valditara».

L’80% degli iscritti ai corsi del Cpia nella nostra provincia è straniero, quasi tutti devono conseguire la certificazione linguistica per poter accedere al permesso di soggiorno e alla cittadinanza, per la quale secondo la legge vigente serve una conoscenza della lingua a livello B1 e un titolo di studio statale conseguito in Italia. «Il nuovo decreto coinvolge i Cpia ma al momento non prevede un ampliamento dell’organico. Eppure, lo ripeto, questa è una scuola che dovrebbe essere potenziata perché riusciamo a intercettare solo una parte delle domande potenziali».

Il decreto scuola è stato approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri e prevede, tra l’altro, il tetto del 30% di presenze di studenti stranieri nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore. La misura però sarà valida a partire dall’anno scolastico 2027-28: alle primarie riguarda alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia, alle medie e superiori studenti non italiani che non abbiano frequentato con promozioni tre anni in Italia.

L'autore

Nata nell’anno dei due presidenti e dei tre papi. Scrivo per il Cittadino dal 2009, prima solo per l’edizione cartacea poi per la tv e il sito per cui realizzo anche servizi video. Mi occupo di chiesa locale, cronaca, volontariato, terzo settore, carcere. Con l’associazione Carcere Aperto nel 2011 ho realizzato insieme al fotografo Antonio Pistillo la mostra “Guardami”, dove abbiamo raccontato le storie dei detenuti della casa circondariale di Monza.