Bruzzone a Monza, disagio giovanile e identità digitale: «Genitori, dialogate e imparate di nuovo a dire no»

La criminologa e psicologa Roberta Bruzzone ha appassionato e fatto riflettere nella serata che ha riunito i Rotary Club monzesi.
Monza Rotary Roberta Bruzzone
Monza Rotary Roberta Bruzzone

Incisiva, diretta, senza giri di parole, la criminologa e psicologa Roberta Bruzzone ha appassionato e fatto riflettere la folta platea che mercoledì l’ha accolta al Saint Georges Premier, all’interno del parco di Monza, in una serata che ha riunito i Rotary Club monzesi con la regia del Rotary Club Monza Villa Reale, presieduto da Cesare Lavia. Bruzzone ha parlato di disagio
giovanile, rabbia e identità digitale
, sollecitata dalle domande della vice presidente del Rotary Villa Reale Barbara Russo. La criminologa ha avuto parole tutt’altro che tenere nei confronti di quei genitori incapaci di dire “no” ai propri figli.

Bruzzone a Monza, disagio giovanile e identità digitale: crescita e emozioni

«Per diventare “funzionali” bisogna prendere “musate”, imparare a soffrire, ricevendo dei dinieghi. Se queste esperienze non vengono fatte durante l’età evolutiva la persona non sarà più in grado di contenere le emozioni negative, gestire la propria rabbia e la propria angoscia. Ricevere dei no, avere dei limiti serve a strutturarsi. I bambini che fanno ciò che vogliono saranno dei disadattati». Secondo Bruzzone è importante «sperimentare emozioni negative in un ambiente controllato».

A fare da “controllori” devono essere i genitori, ma accade spesso che essi «abbiano paura dei loro figli, delle loro frustrazioni, divengano iperprotettivi anche per non rovinare la loro reputazione. E così i ragazzi vanno alla deriva divenendo frutti di un albero avvelenato».

Bruzzone a Monza, disagio giovanile e identità digitale: sociale e dispositivi elettronici

Sotto la lente di ingrandimento della relatrice anche i social e i dispositivi elettronici, «maneggiati da bambini spesso molto piccoli». «L’identità di una persona si forma attraverso le esperienze relazionali. Il cellulare non è un interlocutore. È una macchina. Mai come in questa epoca abbiamo bambini iperattivi, con deficit di attenzione e disturbi che solo qualche decennio fa non c’erano. Ribadisco: la mia generazione è cresciuta sentendosi dire moltissimi “no” da persone reali. Il “ni” era già una conquista. In questo modo abbiamo imparato a gestire la frustrazione. Oggi i bambini vengono accontentati ancora prima che manifestino un desiderio».

Bruzzone a Monza, disagio giovanile e identità digitale: il palcoscenico virtuale

Nella società attuale l’identità principale è diventata quella digitale «in un palcoscenico virtuale che fa da incubatore della propria aggressività. Un contesto nel quale ci si deve organizzare per ottenere una validazione, un consenso da parte di un gruppo di riferimento».

Bruzzone a Monza, disagio giovanile e identità digitale: come riconoscere “il narciso”

Anche il “narciso” secondo Bruzzone «è una persona incapace di gestire la propria frustrazione e si manifesta quando non è più al centro dell’attenzione. Un comportamento adolescenziale che, in molti casi, continua anche nella vita adulta». La criminologa ha messo in guardia dai «narcisi insospettabili, quelli che sembrano degli agnellini, ma in realtà sono dei lupi che operano sotto traccia. Sono persone che cercano un palcoscenico, spesso fingendo di fare del bene, mettendosi a servizio degli altri». Come riconoscere un “narciso”? «In primis, dal modo in cui rappresenta sé stesso. Il narciso non riconosce i propri errori e spinge le sue colpe all’esterno, verso gli altri. Inoltre, non conosce l’empatia. Il suo è un io fragile che si rivela durante una relazione. Il narciso non sta dentro la relazione, ma sta fuori controllando l’altro. Inizialmente, fa sentire il partner in paradiso, poi lo massacra e lo umilia. Il narciso è un egocentrico. Non vede i bisogni e i desideri dell’altro. L’altro esiste solo nella misura in cui gli serve. Pensate a quante coppie si rompono quando una donna si ammala».

Bruzzone a Monza, disagio giovanile e identità digitale: la gelosia e l’importanza del dialogo

Un focus anche sulla gelosia, sfatando il mito del “se il partner ti controlla ti ama”: «Il controllo è il segnale di una personalità debole. Chi ha bisogno di controllare un altro è perché ha un io depauperato e non sa stare in una relazione». Infine, un appello ai genitori: «Parlate sempre con i vostri figli, soprattutto oggi che preferiscono confidarsi con l’intelligenza artificiale perché pensano che voi non riusciate a capirli e a gestirli».