Ci sono baristi che non si fanno problemi e altri inflessibili, e soprattutto rispettosi della legge. Nel secondo caso, però, c’è chi tra i clienti non demorde e utilizza tutte le sue “armi” per arrivare allo scopo: bere. Ecco quindi che nelle calde serate estive monzesi – e non solo – si racconta di ragazzini (e ragazzine), ben sotto i 18, che cercano di convincere persone più grandi, magari anche adulte, a “intercedere” per loro con l’ordinazione alcolica.
Lo sballo di vodka lemon, spritz e gin tonic è ormai per tanti parte integrante della serata (e nottata) tra amici, un modo per essere più sciolti, di liberarsi di insicurezze. E così ci si diverte, le vasche in centro diventano uno spasso, finché non ci si ritrova a vomitare sul ciglio della strada, o, peggio, a dover aspettare un’ambulanza e finire al pronto soccorso.
A titolo di esempio, ma si tratta di un trend piuttosto rodato, solo nella serata-nottata tra lunedì e martedì, tra le 20 e le 2 di notte, sono state nove le persone che tra Monza e la Brianza sono state soccorse per intossicazione etilica. Maschi e femmine, dai 18 ai 49 anni, assistiti da personale sanitario inviato dalla Agenzia emergenza urgenza e poi portate, in gran parte in codice verde, quindi in condizioni non preoccupanti, negli ospedali della Brianza per le cure del caso.
Giovanissimi e alcol, associazione pericolosa: lo sanno anche gli stessi protagonisti. Un campione di ragazzi tra i 10 e i 18 anni intervistato dal Moige, quasi 1400, il 57% femmine, con lieve prevalenza della fascia 10-14 anni, è pienamente consapevole (96% del campione) che l’assunzione di alcol può avere conseguenze negative sulla salute.
Addirittura, il 61 % ha detto di conoscere la possibilità che abbia effetti “seri e permanenti”, tuttavia la maggioranza ammette di averne fatto uso, il 57%, il 23% dei quali “diverse volte”, il 4% addirittura “abitualmente”.
Quasi il 30% dei ragazzi beve, più o meno, da 1 a “7 o più bicchieri” nel corso della settimana.
La stragrande maggioranza (75% degli intervistati) ha dichiarato di non acquistare alcolici, chi lo fa si rivolge a titolari di locali e bar, marginalmente nei supermercati.
Alcuni “attingono” direttamente dal mobile-bar di casa, portandosi nello zaino bottiglie di alcolici, anche “super”.
I ragazzi, tornando al questionario Moige, dichiarano candidamente che, in base alla loro esperienza, sono stati una minoranza (24%) i rivenditori che hanno loro chiesto la carta d’identità prima di servire alcolici. E meno della metà (46%) si è rifiutato di servire loro alcolici (il 40% “poche volte”).
A rifiutarsi più o meno categoricamente di servire alcolici, sempre secondo il questionario, è stato quindi solo il 14% degli esercenti.
Invece, al contrario, il 41% avrebbe continuato a servire alcolici ai ragazzi nonostante fossero “visibilmente alticci”.
A rappresentare invece un baluardo dal punto di vista educativo, in base alle risposte dei ragazzi, sono famiglia e scuola, con genitori che, in tre casi su quattro, hanno messo in guardia i figli sui pericoli del consumo di alcolici. Bene anche la scuola, dove i docenti ed esperti parlano, abbastanza spesso, di alcol e rischi.
La fotografia del consumo di alcol in regione è affollata. Secondo il Report 2026 dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, nel complesso, nel 2024, si stima che le persone che non hanno consumato bevande alcoliche (astemi + astinenti) siano state il 22,4% dei maschi e il 42,1% delle femmine, pari a 17 milioni e mezzo di persone; mentre i consumatori di almeno una bevanda alcolica sono stimati per il 76,7% dei maschi e il 57,1% delle femmine sopra gli 11 anni, ovvero più di 35 milioni e mezzo di persone, in aumento rispetto ai 10 anni precedenti.
In Lombardia, rispetto alla media nazionale, c’è una maggior percentuale di consumatori di vino (66,2% di machi e 48,6% di femmine contro rispettivamente il 65,1% e il 44,9% in Italia), aperitivi alcolici (il 53,5% dei maschi e il 38,5% dellefemmine contro il 49,8% e 34,1% ) e super alcolici (39,0% e 19,4% contro il 38,7% e 17,3%). Simile in regione la percentuale di consumatori di birra (62,6% di maschi e 37,3% di femmine contro il 63,9% e 38,1%) e di amari (44,3% e 20,9% vs 44,5% e 20,3%).
Nel complesso, i consumatori di bevande alcoliche sono stati il 77,0% dei maschi e il 60,4% delle femmine, dato superiore alla media nazionale (76,7% e 57,1%),
Più alta, in regione, anche la quota di “binge drinker”, cioè coloro che assumono oltre 6 bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione di consumo (l’hanno fatto il 14,7% dei maschi e il 4,9% delle femmine).
Nel 2022, in Lombardia, la percentuale di persone sopra gli 11 anni che ha dichiarato di averlo fatto almeno una volta negli ultimi 12 mesi era stata del 7,6% (11,3% tra i maschi, e 4% tra le femmine). La percentuale di binge drinkers di 11-24 anni è, rispettivamente, del 12,1% e del 7,2%. Mentre con l’aumentare dell’età il fenomeno si riduce tanto che tra gli over 65 anni riguarda soli il 3,7% tyra gli uomini e lo 0,5% tra le donne.