Automotive, il comparto trema: arriva il terremoto Volkswagen?

Secondo Der Spiegel, Volkswagen si preparerebbe a una profonda ristrutturazione con chiusura di quattro siti produttivi dal 2031. Cosa ne dice la Brianza.
Un cruscotto Volkswagen
Un cruscotto Volkswagen

A lanciare l’allarme è stato Der Spiegel. Secondo il settimanale tedesco, Volkswagen si preparerebbe a una profonda ristrutturazione della propria organizzazione produttiva. Un piano dalle pesanti ricadute occupazionali.

Automotive, il comparto trema: Volkwagen ha programmato la chiusura di quattro siti dal 2031

Il colosso germanico dell’auto avrebbe programmato la chiusura di quattro siti produttivi a partire dal 2031: a rischio sarebbero le attività negli impianti di Zwickau ed Emden, due centri produttivi che negli ultimi anni sono stati al centro dei progetti di elettrificazione del gruppo. Nel 2032 dovrebbe cessare l’attività lo stabilimento di Hannover. Due anni più tardi, dovrebbe essere il turno di Neckarsulm, sito legato al marchio Audi.

Nelle quattro fabbriche lavorano complessivamente circa 40mila persone. Volkswagen, dunque, avrebbe deciso per un brusco cambio di rotta di fronte alle difficoltà accusate dal mercato automobilistico europeo. Sempre secondo Der Spiegel, la società starebbe comunque pensando a una decisa riduzione del personale, da ottenere anche mediante prepensionamenti e dimissioni incentivate.

Automotive, il comparto trema: il comparto brianzolo

La preoccupazione c’è anche oltre confine e non potrebbe essere altrimenti. Perché il comparto metalmeccanico brianzolo lavora anche per la componentistica richiesta dal settore automobilistico estero. Le possibili chiusure dei siti Volkswagen, in pratica, potrebbero innescare un’onda lunga dalle conseguenze imprevedibili.
Il Gruppo tedesco, intanto, già nel 2025 aveva chiuso la fabbrica di Dresda. Mai la società di Wolfsburg aveva preso una decisione di questo tipo. Ma ora i tempi sono decisamente cambiati. Anche perché bisogna fare i conti con il rallentamento della domanda di veicoli elettrici, la crescita dei costi energetici e produttivi, l’aggressiva concorrenza delle case automobilistiche asiatiche e la necessità di affrontare notevoli investimenti nella transizione tecnologica.

Automotive, il comparto trema: circa 10mila lavoratori nel settore

Tutti problemi che, inevitabilmente, pretendono risposte dall’Europa, da sempre gran produttrice e «consumatrice» di auto. In Brianza, su un totale di circa 40mila lavoratori metalmeccanici, quelli impegnati nell’automotive dovrebbero essere circa 10mila. «In realtà – commenta Piero Occhiuto, segretario generale Fiom Cgil Monza Brianza – è da tempo che il settore metalmeccanico brianzolo ha dei problemi. C’è una situazione di incertezza, confermata da diverse richieste di cassa integrazione. Questo stato di fatto è anche conseguenza delle mancate decisioni dell’Unione Europea, che ha scelto di non fare. In Cina da anni hanno investito nel comparto e ora realizzano prodotti che hanno raggiunto un elevato livello qualitativo. L’Europa, al contrario, ha deciso di non scegliere. E poi in Italia manca sempre un vero programma di politica industriale».

Automotive, il comparto trema: «Situazione a macchia di leopardo»

«In generale – riconosce Enrico Vacca, segretario generale Fin Cisl Monza Brianza Lecco – da noi c’è una situazione a macchia di leopardo. Ci sono aziende che vanno bene, altre che invece ricorrono agli ammortizzatori sociali. Ci sono casi di crisi non solo nell’automotive. Nel 2025 abbiamo partecipato al congresso dell’ IG Metall, il sindacato industriale dei metallurgici tedeschi, del Land del Baden- Wurttemberg, Già allora c’erano motivi di preoccupazione. Le possibili chiusure dei siti Volkswagen non sono nell’immediato, ma sono scaglionate nel tempo. Diciamo che la situazione al momento non è drammatica, ma il problema c’è ed è serio. Sono quindi convinto che si debba giocare in anticipo. Bisogna agire adesso, serve una road map di gestione. Sarebbe necessario programmare dei tavoli specifici concordati con le organizzazioni sindacali, le associazioni imprenditoriali e le istituzioni, per poi costruire interventi da effettuare sul territorio».
«Più problemi dai costi energetici»

«Al momento – riconosce Francesco Caruso, segretario generale Uilm Uil Monza Brianza – non ho registrato conseguenze legate alle possibili chiusure dei siti produttivi della Volkswagen. Le chiusure, oltretutto, sono scaglionate nei prossimi anni. I casi di crisi nel settore sono piuttosto collegati all’aumento dei costi energetici, alle tensioni internazionali e agli effetti della guerra tra Russia e Ucraina. Ma la preoccupazione, in ogni caso, c’è. Anche perché i produttori cinesi, sostenuti dallo Stato, esportano sempre di più le loro auto elettriche e plug-in in Europa».