Da oltre sette mesi aspetta una risposta che non arriva, mentre la malattia continua a progredire e le sofferenze aumentano giorno dopo giorno. È la storia di Domenico Zuccarella, 59 anni, di Giussano, affetto da sclerosi multipla da oltre quindici anni, che nel novembre 2025 ha presentato richiesta all’Asst Ovest Milanese per verificare la sussistenza dei requisiti necessari ad accedere al suicidio medicalmente assistito. Oggi, a distanza di mesi, non ha ancora ricevuto la relazione finale né il parere del comitato etico.
Suicidio assistito: un dramma cominciato nel 2009
A denunciare il caso è l’Associazione Luca Coscioni, che assiste Zuccarella attraverso il proprio collegio legale. Per anni Domenico ha lavorato come imbianchino. Dal 2009 la sclerosi multipla ha progressivamente compromesso ogni sua autonomia. Oggi riesce a muovere soltanto tre dita della mano sinistra. È completamente paralizzato, viene imboccato e trascorre le giornate tra il letto e la carrozzina. I dolori sono continui e diffusi in tutto il corpo. L’8 novembre 2025 ha avviato formalmente la procedura prevista dalla sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale, la decisione nata dal caso Cappato-Dj Fabo. In assenza di una legge nazionale sul fine vita, sono infatti le aziende sanitarie a dover verificare caso per caso l’esistenza dei requisiti fissati dalla Consulta. Nel corso dell’iter, Zuccarella è stato sottoposto a numerose valutazioni specialistiche. Lo hanno incontrato psichiatra, psicologo, neurologo, medico legale, anestesista ed esperto di cure palliative. Sei visite per accertare, tra gli altri aspetti, la sua capacità di assumere una decisione libera e consapevole. L’Associazione Luca Coscioni ha reso noto che l’uomo è ancora in attesa della conclusione dell’iter. Per questo, il collegio legale ha inviato una lettera di messa in mora e diffida ad adempiere, chiedendo all’azienda sanitaria di completare le verifiche e fornire una risposta. Nonostante i ripetuti solleciti, però, non è ancora arrivato alcun riscontro definitivo. «L’azienda sanitaria continua a prendere tempo, senza fornire risposte», ha riferito l’associazione.
Suicidio assistito: la sofferenza di fronte al diltarsi dei tempi
Durissime le parole dello stesso Zuccarella: «Sono oramai quasi del tutto privo di forza, stordito da farmaci che non servono a curarmi, bensì a trattenermi in una condizione di continua, insopportabile e inaccettabile sofferenza. Da mesi aspetto una risposta e francamente ho quasi del tutto perso le speranze in un esito positivo e in tempi ragionevoli per la mia situazione». In uno dei colloqui sostenuti durante il percorso, a chi gli aveva chiesto di immedesimarsi nei professionisti chiamati a valutare il caso, avrebbe replicato: «Fatene voi una, di giornata come le mie». La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito sul fine vita in Italia. Il parlamento non ha ancora approvato una legge nazionale che disciplini la materia e il confronto politico sul tema continua a registrare rinvii e rallentamenti.