Una “agghiacciante disumanità” all’origine dell’aggressione violenta allo studente Davide Cavallo, in corso Como a Milano nell’ottobre 2025, punita con vent’anni di reclusione per un diciottenne monzese. Emerge dalle motivazioni del giudice alla condanna per tentato omicidio.
Aggressione di corso Como, le motivazioni della condanna del 18enne monzese: «Nessuno stupore per lo stato di pericolo di vita»
“Le parole di A.C. e degli altri ragazzi consegnano uno spaccato di agghiacciante disumanità di cui, forse, un giorno essi risponderanno davanti alle proprie coscienze. Tuttavia, ciò che rileva (…) è la mancanza di stupore per il fatto che la vittima si trovava in pericolo di vita“, si legge.
E poi: “Tale dato offre un’importante chiave di lettura del profilo psicologico degli imputati al momento dell’aggressione. Nessuno si mostra sorpreso che Davide stesse lottando fra la vita e la morte“.
Aggressione di corso Como, la vicenda
Il monzese è stato condannato in primo grado con rito abbreviato a una pena più alta di quella richiesta dall’accusa (12 anni). La vittima, a causa delle coltellate ricevute, ha subito una lesione midollare ed è rimasta invalida. Lo studente aveva allegato agli atti del processo una lettera scritta di suo pugno con la quale, tra l’altro, annunciava di perdonare i suoi assalitori; prima della Camera di Consiglio, autorizzato dal giudice si era avvicinato e aveva abbracciato i due imputati, parlando con loro.