Carate, morte di Karine Cogliati: 7 anni al pizzaiolo che le cedette la droga

Morte di Karine Cogliati: il Tribunale di Monza ha condannato un 45enne che le avrebbe ceduto la dose fatale e avrebbe poi occulato il cadavere
Karine Cogliati
Karine Cogliati

Morte di Karine Cogliati, per la vicenda, risalente al febbraio 2025, la gup del tribunale di Monza Angela Colella ha condannato con rito abbreviato il 45enne incensurato, titolare di una pizzeria da asporto in città, a 7 anni e 4 mesi di reclusione (la procura aveva chiesto la pena di 4 anni e 8 mesi) e a 27mila euro di multa. L’uomo era imputato per spaccio di droga, morte in conseguenza di altro reato e occultamento di cadavere.

È stato inoltre disposto il risarcimento dei danni ai genitori della vittima, madre di due bambine, costituitisi parte civile nel processo. I familiari della 26enne, Karine Cogliati, non si sono opposti a un percorso di giustizia riparativa, una serie di incontri con l’imputato finalizzati a una riparazione non solo economica, ma anche emotiva e sociale. Un percorso che potrebbe comportare un’attenuante in un eventuale processo d’appello. L’uomo era stato identificato dai carabinieri grazie alle immagini delle telecamere presenti nella zona boschiva alla periferia di Carate Brianza. Dopo aver guidato fino alla Slovenia, era stato fermato a Trieste.

Carate, la morte di Karine Cogliati: le accuse al pizzaiolo anche per la morte in conseguenza di altro reato

In un primo momento era stato denunciato soltanto per occultamento di cadavere, ma successivamente erano state aggiunte anche le accuse di spaccio di droga e morte in conseguenza di altro reato, con l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la 26enne sarebbe morta per overdose di cocaina cedutale dall’imputato in una camera di un motel di Lissone.

Il corpo della giovane sarebbe rimasto per un’intera notte nella stanza prima di essere trasportato e abbandonato in un bosco. A far scattare le indagini era stato un passante, che aveva notato il cadavere e allertato i carabinieri. Dagli accertamenti sarebbe inoltre emerso che il 45enne cedeva droga ad alcuni tossicodipendenti, talvolta impiegati anche nelle consegne a domicilio della pizzeria. Anche la giovane vittima sarebbe stata tra loro.

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