A partire dal Settecento chi poteva permetterselo non ci rinunciava: un grand tour nei Paesi europei, spesso con una ricca serie di tappe in Italia. Lo sanno bene anche i brianzoli, che da una di quelle esperienze hanno ereditato il “Diario di viaggio in Brianza” di Stendhal. Dall’Italia – forse per tenere fede all’adagio di nazione di poeti, santi e navigatori – le mete erano anche nel Nord Africa e le Americhe, come raccontano i lasciti di figure come Gaetano Osculati, Manfredo e Camperio Gaetano Casati, che hanno attraversato mari e oceani riportando a casa un mondo sconosciuto – ma Monza può contare in curriculum anche su una figura centrale della vita nazionale come Paolo Mantegazza. Una parte di quelle esperienze è entrato nel patrimonio dei Musei civici di Monza e diventa oggi una mostra, “Fuori rotta. Viaggi e viaggiatori nelle opere delle collezioni civiche” che è stata inaugurata sabato 23 maggio per restare allestita fino al 30 agosto.
Monza qui e altrove: una esplorazione sul viaggio, per due volte

“L’esposizione si configura come un’esplorazione sul valore e il significato che il tema del viaggio ha assunto attraverso i secoli e nelle diverse culture: attraverso una ricca selezione di opere delle civiche collezioni, il museo accompagna il visitatore sulle orme di grandi esploratori o anonimi viandanti, dal mitico peregrinare di Ulisse ai popoli in cammino dell’antichità, ai raffinati turisti ottocenteschi in cerca di suggestioni e atmosfere esotiche con cui nutrire fantasie e racconti”. Un doppio viaggio, sottolineano i Musei: da un parte quello delle opere che riconducono a Paesi lontani e dall’altro quello all’interno delle collezioni dei Musei civici, che suonano al plurale per un motivo specifico: nascono nel 1935 come insieme di raccolte diverse, dalla Pinacoteca con i beni di carattere artistico, al Museo storico con i reperti e i cimeli risorgimentali al Museo Coloniale, che in quegli anni documenta le esplorazioni africane e i contatti con le popolazioni e la natura indigeni.
«La mostra sarà un’occasione per riscoprire reperti meno noti della collezione, raccolti in decenni che la stessa storiografia nazionale stenta a riconsiderare in chiave critica – ha detto l’assessora alla Cultura Arianna Bettin – È necessario ricordare questo elemento a premessa dell’origine dell’ex Museo coloniale. Accanto a narrazioni di meraviglia e scoperta, romanzi d’avventura e sinceri slanci di riconoscimento della dignità dei popoli indigeni che videro l’Occidente riversarsi nelle proprie terre, la fase coloniale europea vide purtroppo perpetrati degli atti di violenza e di barbarie inauditi. Oggi pensiamo sia necessario riscoprire questa parte di patrimonio dei Musei, cercando, in questa prima occasione, di ricollocare i manufatti delle collezioni nella prima cornice, quella della meraviglia dei grandi esploratori: quella dell’incontro pacifico e prolifico tra civiltà, della curiosità sincera e della scoperta appassionante delle culture diverse a cui questi reperti appartengono».
Monza qui e altrove: fra dipinti, stampe, cimeli e oggetti
Il percorso dell’esposizione si articola secondo diversi nuclei tematici, scrivono i Musei: dipinti, stampe, cimeli, oggetti provenienti dall’Africa, ceramiche cinesi e giapponesi raccontano le mille sfaccettature del viaggio. Una sezione significativa ricorda le imprese ottocentesche di Camperio, Osculati e Casati, con una selezione dei diplomi a lui conferiti dopo il trionfale ritorno in Italia, e il rapporto tra Monza e l’Africa.
“Le scenografie teatrali ci mostrano luoghi evocati dalla fantasia, mentre l’archeologia muove i primi passi in Egitto grazie all’arrivo di Napoleone e degli scienziati al seguito, documentati da bellissime incisioni d’epoca. La prima metà dell’Ottocento vede uno sviluppo inarrestabile del viaggio, con i pittori inglesi che realizzano album di vedute, fino all’Orientalismo di fine secolo; lo sguardo si sposta poi sull’Estremo Oriente, con l’esposizione di alcune ceramiche provenienti dal lascito di Eva Galbesi Segrè del 1923”.