Monza: il coordinatore di circolo del Pd dà le dimissioni dopo il “caso Israele”

Michele Gamba non è più coordinatore del circolo 2 d Monza del Pd: si è dimesso dopo le polemiche per un post social su Israele.
Partito democratico Monza
Partito democratico Monza

Michele Gamba non è più coordinatore del circolo 2 d Monza del Pd: si è dimesso, come chiesto anche dal segretario cittadino Valerio Imperatori, dopo il clamore e le critiche suscitate da alcuni suoi pesanti attacchi a Israele postati su X. «Le mie dichiarazioni non rappresentano l’opinione del circolo – afferma – rimango nel partito e continuo a lavorare a progetti interessanti».

Monza: il coordinatore di circolo del Pd dà le dimissioni dopo il “caso Israele”, il significato delle parole

Intanto, a polemica scemata, spiega il significato delle sue parole: «Lo Stato di Israele va annientato è un’espressione sbagliata e facilmente fraintendibile – chiarisce – capisco che possa aver urtato la sensibilità di qualcuno. Mi riferivo allo Stato come entità coloniale che secondo organismi internazionali ha condotto azioni qualificate come genocidio e un sistema di segregazione su base etnico-religiosa analogo all’apartheid».

Quello Stato, aggiunge, dovrebbe essere rifondato e sostituito da un altro «capace di garantire democrazia, diritti e rappresentanza a tutti gli abitanti di Israele e Palestina» mentre «il governo di Netanyahu ricorre sia allo sterminio diretto, che alla creazione di un ambiente ostile attraverso la distruzione di abitazioni e infrastrutture civili, quotidiane vessazioni ad opera di coloni, gruppi paramilitari ed esercito e normative persecutorie applicabili solo» ai palestinesi.

Monza: il coordinatore di circolo del Pd dà le dimissioni dopo il “caso Israele”, il contesto

Lui aveva scritto quelle frasi, aggiunge, dopo la strage di quasi quattrocento civili libanesi uccisi a Beirut dai bombardamenti nonostante il cessate il fuoco: «Come milioni di italiani sono rimasto inorridito e scandalizzato da questo ennesimo episodio di brutalità. Essere indignati per questo scempio è umano, non lo è continuare a giustificare o ignorare questi crimini».

«La mia vicinanza – prosegue – va agli israeliani che lottano contro le politiche espansioniste e genocidarie del governo Netanyahu, pur trattandosi di una netta minoranza». Israele, suggerisce, dovrebbe essere boicottato come è stato fatto con il Sudafrica con una strategia non violenta che ha portato al crollo dell’apartheid: Israele, aggiunge, dovrebbe «essere soggetto a un isolamento sistematico sul piano economico, diplomatico e culturale finché non rispetti il diritto internazionale».