Ad Arcore la politica locale riesce sempre a offrire uno spettacolo che oscilla tra il teatro dell’assurdo e la commedia brillante. Il caso del momento riguarda Fratelli d’Italia, partito che a livello nazionale predica compattezza granitica, ma che sotto il campanile arcorese sembra più simile a una riunione di condominio finita male. Protagonista della puntata è il coordinatore cittadino Fabio Varrecchia, salito alla guida di FdI un anno fa dopo una battaglia degna di miglior causa.
Arcore: la politica, il caso Fratelli d’Italia
All’epoca, infatti, per ottenere la guida locale del partito di Giorgia Meloni, aveva fatto (per usare un eufemismo) fuoco e fiamme. Una scalata accompagnata da un sostegno pesante: quello di Federico Romani, presidente del Consiglio regionale lombardo, che aveva deciso di mettere il proprio sigillo sull’operazione.
La scelta aveva avuto un effetto collaterale non proprio indolore: mettere all’angolo il vecchio militante Pino Tozzi, storico camerata della destra arcorese. Tozzi, che di sezioni, manifesti e campagne elettorali ne ha viste parecchie, si era ritrovato a dover ingoiare il boccone amaro della sconfitta. E questo nonostante avesse più volte fatto notare – con la franchezza che appartiene a chi non ha più molto da perdere – qualche dubbio sull’adeguatezza del nuovo coordinatore. Dubbi che allora furono archiviati come le nostalgie di un vecchio brontolone.
Arcore: la politica, il coordinatore Varrecchia si fa da parte
Ma la politica, si sa, ha un senso dell’ironia piuttosto sviluppato. Perché a distanza di pochi mesi la scena sembra ribaltarsi: Varrecchia si fa da parte. Ufficialmente per motivi lavorativi, formula elegante e sempre utile nella liturgia dei passi indietro. Dietro le quinte, però, il racconto è meno lineare. Si parla di un crescente malessere per non essere stato ascoltato nelle sue “legittime” richieste, di equilibri interni mai davvero stabilizzati e di aspettative rimaste appese come quadri storti in una sala consiliare. Il risultato è un mezzo passo indietro che somiglia più a una pausa strategica che a un addio definitivo. In molti leggono la mossa come una sosta sulla rampa di lancio in attesa di un approdo più confortevole. Magari una poltrona in giunta. Nel frattempo, mentre le correnti interne si studiano e si misurano con lo sguardo torvo tipico delle riunioni di partito, la maggioranza che governa Arcore si ritrova con una crepa in più nella facciata dell’unità.
Arcore: la politica, commissione annullata per un voto al telefono
Resta però una curiosità: proprio mentre si dovrebbero discutere piani urbanistici, sviluppo della città e strategie amministrative, il dibattito più vivace sembra concentrarsi su coordinatori che vanno, coordinatori che tornano e poltrone che forse si muovono.
Nel frattempo, per non farsi mancare nulla, la maggioranza ha regalato anche un piccolo capolavoro procedurale: una commissione annullata all’ultimo momento quando si è scoperto che i numeri non c’erano. Si è tentato il voto per telefono, in una versione aggiornata del televoto politico. Peccato che il regolamento non preveda il “chiama un consigliere a casa”. Così, tra una chiamata e l’altra, la seduta è evaporata. Un raro esempio di democrazia… in modalità vivavoce. In tutto questo il Pd, lanciatissimo nell’assalto alla diligenza, si prepara a dire la sua.