Biennale Monza, l’opera collettiva: il patrimonio diffuso di “Where is daddy?”

“Where is daddy?”: l’opera d’arte coraggiosa e concreta premiata dalla Biennale di Monza e dall'interesse di privati.
Monza Arte Where is Daddy?
Monza Arte Where is Daddy?

“Where is daddy?” non è solo un’opera d’arte coraggiosa e concreta nel più ampio senso del termine, ma è di un’attualità che sorpassa i tempi e il senso che ne hanno decretato l’origine: ci parla, oggi, delle nuove forme del male – di come la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, con cui chiunque dovrà fare i conti soprattutto nelle sue declinazioni peggiori – stanno già segnando un’epoca.

Non bisogna fermarsi lì. Intanto perché prima di quanto non si creda quelle forme saranno sorpassate, ma resterà il fatto che il progresso dell’uomo è fatto troppo spesso delle ricadute militari e aggressive degli strumenti potenzialmente positivi che scopre. Ma anche perché tutto questo, preso insieme, corrisponde a un archetipo che ha segnato la vita dell’umanità: la traduzione di un potenziale mezzo di progresso in uno strumento di morte.

Biennale Monza, l’opera collettiva di Samuele Angemi

“Where is daddy?” di Samuele Angemi – catanese, studente laureando d’accademia nella sua città – è l’opera che, di fatto, ha vinto la Biennale di Monza: la riproduzione in scala di una casa palestinese (vera) nel suo perimetro, una serie di mattoni di cemento che sono esistiti nella striscia di Gaza e non ci sono più. Perché quella casa è stata bombardata da Israele a caccia di presunti terroristi – nell’interpretazione di Tel Aviv, ovviamente – cui è stata data la caccia ricorrendo a software di intelligenza artificiale (uno “Where is daddy?”, appunto) con cui l’intelligence seguiva anche i bambini di possibili bersagli fino a casa, li individuava, attendeva la sera, al rientro dei genitori, poi – nella condizione domestica, familiare, per sua natura disarmata – procedeva a colpire. Distruggendo case, vite, famiglie.

Biennale Monza, l’opera collettiva: l’installazione di mattoni e un audio

L’installazione è fatta di mattoni e di un audio, le domande cui rispondeva l’intelligenza killer per selezionare il bersaglio e poi affondare il colpo. Elementare, a vedersi, terribile e disumana, a comprendere.

Samuele Angemi ha presentato l’opera all’ultima Biennale di Monza, Biennale delle accademie sotto la curatela di Daniele Astrologo Abadal, e la giuria del premio che porta in dote le opere alle collezioni dei Musei civici di Monza, non hanno avuto dubbi: era l’opera da scegliere. Non perché ci parla dell’oggi, o non solo: ma perché ci racconta come l’uomo sappia ritorcere contro se stesso, e in maniera spietata, le sue migliori conquiste scientifiche.

Monza Arte Where is Daddy?
Monza Arte Where is Daddy?

Biennale Monza, l’opera collettiva: l’acquisizione dei Musei civici e l’intervento dei mecenati

Con l’assegnazione del premio acquisto, i Museo civici di Monza hanno incamerato 13 mattoni (nello specifico 12 interi e uno a metà, per i due formati che compongono l’opera). Ma nei giorni scorsi, domenica, è successo qualcosa di più: una serie di mecenati privati ha deciso di acquisire ulteriori mattoni che non saranno soltanto simbolicamente la proprietà di una parte dell’opera da tenere a casa, ma una “custodia”, a disposizione dei Musei civici stessi in occasione dell’allestimento dell’installazione da oggi e per sempre: si tratta di altri 18 mattoni in cemento (14 interi, 4 a metà) che portano il potenziale della ricostruzione di “Where is daddy?”, cioè “Dov’è papà?”, a 31 parti. Ciascuno è contrassegnato da un numero, che corrisponde alla posizione del mattone nel contesto di una casa di Gaza che non esiste più.

I 13 mattoni dei Musei civici sono nelle collezioni, gli altri in case private: se convocati, torneranno ai Musei civici per allestire l’opera, come non è escluso possa accadere nei prossimi mesi, in occasione della mostra intermedia tra due Biennali che potrebbe essere organizzata agli ex Umiliati.

Biennale Monza, l’opera collettiva: il progetto monumentale

Un progetto “monumentale di marca plastico-sonora con profonde implicazioni semantiche potenziate col ricorso dell’intelligenza artificiale in grado di affrontare il controverso conflitto medio-orientale senza cadere nella retorica o nella propaganda e di aprire profonde riflessioni sul destino dell’uomo nell’ambito della tecnologia e del suo uso in guerra” ha scritto la giuria della Biennale nelle motivazioni del premio, nelle scorse settimane.

Samuele Angemi è tornato a Monza nei giorni scorsi per firmare e certificare i mattoni acquistati dai privati: “Diplomato?”. Ho presentato la tesi nei giorni scorsi, a risposto. E può farlo con un premio in più, quello di Monza, che gli ha già riconosciuto il valore principale di un artista: leggere, e soprattutto interpretare, il presente.

L'autore

Libri, arte, gatti e sì, tanta (spesso troppa) cucina. Non solo quella redazionale. Tutto il resto è cronaca. Giornalista professionista, redattore, alla soglia dei trent’anni di Cittadino, ma solo perché ho iniziato giovanissimo. Con più di 125 anni di storia di Monza e Brianza da tramandare.