Teatro: a Brugherio odio e slogan, sul palco con Facchetti e la storia di Weisz

Gianfelice Facchetti porta il monologo “Arpad Weisz – se il razzismo entra in campo” al teatro San Giuseppe di Brugherio.
Gianfelice Facchetti
Gianfelice Facchetti

Fino a quali abissi possono condurre gli insulti beceri, gli slogan nostalgici e i cori che troppo spesso echeggiano negli stadi? È la domanda che tutti dovrebbero porsi e su cui Gianfelice Facchetti invita a riflettere con il suo monologo “Arpad Weisz – se il razzismo entra in campo” proposto martedì 27 gennaio, alle 21, al teatro San Giuseppe di Brugherio.

Teatro: a Brugherio odio e slogan, chi era Arpad Weisz

Lo spettacolo parte dall’analisi degli insulti utilizzati quotidianamente e da episodi di cronaca, tra cui l’uso di false figurine con il volto di Anna Frank per dileggiare gli avversari, per dimostrare come il razzismo continui a trovare spazio dentro e fuori gli stadi. Dalle parole di odio, afferma l’autore, emergono stereotipi duri a morire, rigurgiti in grado di contagiare chiunque, come testimonia quanto accaduto qualche anno fa in Israele, durante un derby, quando i tifosi dell’Hapoel Tel Aviv hanno invocato la Shoah per quelli del Maccabi.

Facchetti invita non abbassare la guardia portando sul palco Arpad Weisz, calciatore e allenatore ebreo ungherese che negli anni Trenta ha vinto diversi scudetti alla guida dell’Inter, il cui nome è stato mutato dal regime fascista in Ambrosiana, e del Bologna. Proprio in quegli anni la dittatura si fa più opprimente fino all’approvazione delle leggi razziali, nel ‘38: per sfuggire alle persecuzioni Weisz e la sua famiglia vanno prima a Parigi e poi in Olanda dove sono arrestati dalla Gestapo il 2 agosto 1942. La moglie e i due figli sono subito inviati nelle camere a gas mentre lui viene destinato ai campi di lavoro dell’Alta Slesia prima di essere ucciso ad Auschwitz il 31 gennaio 1944.

Teatro: a Brugherio odio e slogan, testimonianza contro l’indifferenza

Facchetti, che intreccia la vicenda di Weisz con quella di altri giocatori, allenatori e presidenti di squadre che non hanno chinato la testa di fronte alla ferocia del regime, fornisce una testimonianza lucida e appassionata contro l’indifferenza che ancora oggi rappresenta il pericolo più grande da cui difendersi.

Il biglietto costa 10 euro ridotto a 6 per atleti, allenatori e dirigenti delle società sportive.