Il mio cane piange se lasciato solo, ha l’“ansia da separazione”?
Un cucciolo

Il mio cane piange se lasciato solo, ha l’“ansia da separazione”?

Le patologie legate al distacco. Risponde la dottoressa Anna Randazzese, Istruttrice Cinofila.

Buongiorno, il mio cane quando viene lasciato solo a casa piange e qualche volta rosicchia quel che trova in giro. Ho letto e penso abbia l’ansia da separazione. Che devo fare? Luca

Buongiorno Luca,
vi sono numerose problematiche legate al distacco, non sempre si tratta di patologie, qualche volta è solo mancanza di abitudine oppure associazioni mentali spiacevoli legate allo stare soli. Al giorno d’oggi capita spesso di sentire cani che ululano, distruggono mobili, si feriscono anche, mentre vengono lasciati da soli a casa. Purtroppo è una problematica molto frequente, non sempre di facile risoluzione.

Partiamo da concetto base che il cane è un animale sociale; per natura vive in branco e, anche se la sua indole incredibilmente flessibile, che gli ha appunto permesso di evolversi da lupo a cane, gli ha insegnato a vivere in branchi misti (non solo cani, ma anche gratti, conigli, criceti, e soprattutto umani), continua a non apprezzare troppo lo stare isolato. In natura l’isolamento è la pena peggiore, un cane viene allontanato dal branco quando incompatibile, ma o è così forte da inserirsi in un altro branco o crearne uno nuovo, o è destinato a soccombere presto, perché questi animali sono appunto “progettati” per vivere in gruppo, riuscendo così a proteggersi a vicenda, a difendere il territorio, curare la prole, procacciarsi cibo e così via.

Nella natura quindi del nostro amico a quattro zampe la solitudine è qualcosa che possono imparare ad accettare, ma che mai sceglierebbero se potessero. Quante volte mi capita di sentire “abbiamo atteso di avere una casa col giardino per prendere il cane (quando addirittura non è “abbiamo cambiato casa per averne una col giardino per lui”) e poi il cane sta fisso in casa, uscendo volentieri solo se anche noi siamo fuori”.

Quello che si può fare è abituare il cane gradualmente a rimanere solo, le prime volte per pochi minuti, magari dopo aver fatto una bella passeggiata nel bosco. Poi pian piano si può lasciare per più tempo. Al di là della pazienza del singolo soggetto, io invito a non approfittarsene, perché teniamo sempre a mente che il cane non guarda la tv, non legge, non ha il cellulare, non fa ginnastica o yoga; insomma, a casa da solo si annoia! Quindi, al di là delle esigenze fisiologiche (per cui non possiamo chiedere al cane di trattenere i bisogni per troppo tempo), se vogliamo il suo bene dobbiamo organizzarci perché non stia solo troppo a lungo. In generale, io consiglio al massimo mezza giornata.

Nel momento dell’uscita lo salutiamo, senza caricare di pathos eccessivamente questo momento, onde evitare di trasmettere ansia, così come lo salutiamo al rientro; se si mostra molto agitato lo salutiamo anche qui senza troppa enfasi, ma come saluteremmo un altro membro della famiglia. Creare un’aspettativa di esplosione di gioia nel momento in cui entriamo infatti potrebbe aumentare l’eccitazione in anticipo, caricando il cane che però è ancora in casa da solo. Per il cane la prevedibilità è importante; per quanto spiacevole ciò che sta per avvenire (restare solo) è sempre meglio saperlo piuttosto che, ad esempio, svegliarsi da un riposino e ritrovarsi soli (questo sì che può mandare in vero panico un cane).

Quando il cane distrugge qualcosa, è importante non sgridarlo nel momento in cui torniamo a casa, perché premi e punizioni devono avvenire nella frazione di secondo successiva (o anche mentre) sta mettendo in atto quel comportamento; farlo dopo, oltre a essere inutile al fine di fare capire che ha fatto qualcosa che non doveva, farà invece sì che il cane non sappia mai cosa aspettarsi dal vostro rientro: se sarete arrabbiati o contenti, aumentando così solo la sua ansia. Piuttosto, adoperiamoci per lasciare al cane qualcosa che lo tenga impegnato (un masticativo sul quale siamo sicuri non possa farsi male, magari che avremo “testato” prima mentre era con noi) e invece nascondere oggetti che potrebbero suscitare il suo interesse (ad esempio ciabatte). Quando un cane a casa distrugge qualcosa, il più delle volte lo fa perché si annoia e si “inventa” questo passatempo; altre volte è il suo modo di scaricare la tensione e sfogare il disagio che prova in quel momento. Non lo fa apposta per “farci un dispetto” come molti credono, è che il cane, che per lo più ragiona nel “qui e ora” in quel momento ha trovato quel modo per stare meglio, senza pensare alle conseguenze possibili.

Alcuni prendono un secondo cane, pensando che questo risolva il problema perché i due cani si faranno compagnia, ma la verità è che non solo questo spesso non aiuta, ma anzi, il secondo cane, specialmente se cucciolo, impara dal primo ad avere paura di stare solo.

Le patologie legate al distacco sono un tema complesso che non va affrontato con leggerezza così come le diagnosi vanno fatte da un MVC (medico veterinario esperto in comportamento) che potrà, in caso di diagnosi sul genere, dare indicazioni per una corretta risoluzione del problema.

Anna Randazzese *

* Laureata in psicologia e Istruttrice Cinofila, lavora sul territorio di Monza e Brianza con attività individuali e collettive, proponendo percorsi di educazione e riabilitazione comportamentale a tutti i tipi di cani, dai cuccioli appena arrivati a casa a cani adulti con problematiche comportamentali anche complesse. Potete visitare il suo sito web www.aseizampe.com o visitare la pagina facebook Aseizampe


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