La morte di Livio Berruti ha lasciato un vuoto profondo nel mondo dell’atletica italiana. Tra i tanti messaggi di cordoglio c’è anche quello di Filippo Tortu, campione dell’atletica di Carate Brianza, che ha affidato a Instagram un ricordo personale e affettuoso del campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960.
L’incontro con il suo idolo
Per Tortu, Berruti non era soltanto uno dei grandi miti dello sport italiano. Era diventato un punto di riferimento, prima ancora che un amico. Un rapporto nato nel 2016, quando il giovane velocista incontrò per la prima volta il suo idolo nel salone dello Sporting di Torino.
«Non bisognerebbe incontrare i propri idoli, il rischio è troppo alto», ha scritto Tortu. Una regola che, nel caso di Berruti, è stata però completamente smentita. Bastarono poco più di 20 secondi perché il campione torinese conquistasse anche il giovane atleta fuori dalla pista. Tortu racconta di aver visto davanti a sé non più soltanto «un diciottenne», come era stato Berruti al momento del trionfo olimpico, ma «il riflesso di un giovanissimo settantasettenne esteta e sornione».
Dal campione all’amico
Un incontro destinato a cambiare il significato che Tortu attribuiva a quella figura che, da atleta, aveva contribuito a farlo innamorare dell’atletica e delle Olimpiadi. «Se prima di quel momento eri l’atleta Berruti, che con i suoi duecento metri mi aveva fatto innamorare dell’atletica e delle Olimpiadi, dopo quel cortese pomeriggio piemontese, caro Livio, eri l’amico che mi spiegava il vero significato dello sport».
È proprio qui, secondo Tortu, che emerge la grandezza di Berruti. Non soltanto nelle vittorie e in quella medaglia d’oro conquistata a Roma nel 1960, ma nella capacità di incarnare uno spirito olimpico che va ben oltre il risultato sportivo. «Di fronte a me avevo la personificazione dello “spirito olimpico”», scrive il velocista italiano. E aggiunge: «Per questo titolo di sicuro non basta una medaglia aurea, seppur scintillante come la tua, serve molto di più. Se ora lo so è proprio grazie a te».
Dieci anni di amicizia
In dieci anni il rapporto tra i due è cresciuto, fino a diventare una vera amicizia. Tortu parla di «spiriti affini», quasi identici, con una sola differenza: «Tu hai fatto il liceo Classico e io lo Scientifico». E tra i ricordi più cari ci sono anche quelli apparentemente più semplici, come i pranzi insieme, durante i quali nessuno sembrava riuscire a tenere testa all’appetito di Berruti.
L’ultima promessa
Il saluto finale di Tortu è forse il passaggio più personale. Una promessa rivolta a quell’amico e maestro che gli aveva trasmesso una particolare filosofia di vita: «Ti saluto con la promessa di portare avanti il tuo amore per le curve, in pista e non solo, vivendoli entrambi, come mi raccomandavi sempre, in maniera aristotelica e non platonica».
Parole che raccontano un Berruti diverso da quello delle fotografie in bianco e nero e delle imprese olimpiche. Un campione capace di attraversare le generazioni e di diventare, per uno dei più importanti velocisti italiani contemporanei, prima un mito e poi qualcosa di ancora più prezioso: un amico.