Carate Brianza ha salutato uno dei protagonisti di un’epoca d’oro del calcio locale. Il nome di Vincenzo Redaelli resterà impresso nella storia della società calcistica Caratese come quello del giocatore in campo con il maggior numero di presenze in maglia azzurra: ben 442 partite disputare, un record che ancora oggi lo colloca al primo posto nella storica della società. È scomparso la scorsa settimana il geometra Vincenzo Redaelli dopo una lunga malattia. I suoi funerali si sono svolti sabato mattina in chiesa prepositurale, con una partecipazione sentita da parte di amici, conoscenti e degli ex compagni di squadra, con cui ha condiviso tante partite in casa e in trasferta.

Carate Brianza: addio a Vincenzo Redaelli, classe ’47 era soprannominato “tenaja”
Vincenzo Redaelli, classe 1947, era molto conosciuto in città anche per la sua attività di geometra. Diplomatosi a Monza nel 1966, aveva esercitato a lungo la professione nello studio in piazza Cesare Battisti. Il suo spirito di servizio lo aveva portato a ricoprire ruoli di responsabilità anche nel mondo cooperativo, servendo come sindaco della Cooperativa di Consumo, dove aveva messo a disposizione la sua esperienza per la tutela della storica realtà caratese. Cresciuto a Carate Brianza, aveva legato gran parte della sua vita sportiva alla Caratese, dove ricopriva il ruolo di terzino. Difensore tenace e determinato, era soprannominato “tenaja” (tenaglia), un nomignolo che ben rappresentava il suo stile di gioco fatto di marcature strette, grinta e grande spirito combattivo. Tra i momenti più significativi della sua carriera, anche la storica promozione in serie D. Le sue presenze in campo con la maglia della Caratese superano quelle del portiere Vittorio Colombo (424) e con la quale centrò proprio anche la storica promozione in serie D nella indimenticabile sfida a Mede Lomellina.
Carate Brianza: addio a Vincenzo Redaelli, amici al funerale con la sciarpa biancoceleste
Fuori dal campo era ricordato come una persona elegante e dai modi gentili, qualità che lo accompagnavano anche nella vita professionale. Uomo elegante e dai modi raffinati, in campo invece un «duro di quelli che si facevano sentire», come ricorda chi lo ha conosciuto e ha giocato con lui. Da tempo malato, lascia la moglie Franca, i figli Simona, Fabrizio, Mauro e i quattro nipoti, Alessandro, Alberto, Nicole e Marco. Al termine della cerimonia, amici ed ex compagni hanno voluto rendergli un ultimo omaggio ritrovandosi sul piazzale del tempio crematorio. In molti hanno portato con sé la sciarpa biancoceleste della Caratese e una fotografia storica in bianco e nero, appoggiata sulla bara durante la funzione: un’immagine capace di restituire il sorriso e il ricordo degli anni condivisi sul campo con l’amico.