Il giorno dopo è ancora più bello. L’AC Monza è ufficialmente in Serie A. Ancora una volta c’è un 29 maggio da ricordare, da cucire nel cuore e nella mente, come quello di quattro anni fa in terra pisana quando il Monza, con Silvio Berlusconi presidente e Adriano Galliani amministratore delegato, festeggiò la prima storica promozione in Serie A vincendo 4-3 ai tempi supplementari.
Lo scorso 1° luglio il Club è passato al fondo statunitense Beckett Layne Ventures con Lauren Crampsie presidente e Mauro Baldissoni amministratore delegato, cambiando pelle ma non sostanza. Anzi, con il lavoro e la perseveranza, la nuova proprietà ha spazzato via l’iniziale scetticismo.
Monza, il ritorno in A: una vittoria prima di tutto della società
La Società ha dimostrato soprattutto con i fatti di ambire al ritorno in massima serie, a differenza di altre che si lasciano andare a dichiarazioni spropositate e prontamente smentite sul campo e fuori. La ciliegina sulla torta è stato un oculato mercato di gennaio ad opera del direttore sportivo Nicolas Burdisso: gli arrivi di Caso, Hernani e Cutrone hanno impennato il tasso qualitativo e numerico della rosa. L’allenatore Paolo Bianco, sin da subito, ha saputo inculcare nei ragazzi il suo credo calcistico: il carattere, la compattezza, la voglia di azzannare l’avversario e di raggiungere l’obiettivo finale a tutti i costi.
Sono state salutari le battute d’arresto contro Avellino e Mantova. Invece, sono state 23, tra campionato e playoff, le vittorie conquistate: memorabile il doppio 3-0 al Palermo di Filippo Inzaghi, partito ai nastri di partenza con i galloni della squadra favorita; poi le tante rimonte e gli exploit al “Manuzzi” di Cesena e al “Ferraris” di Genova; il successo sul finale della Semifinale di ritorno playoff contro la Juve Stabia culminato con il gol di Cutrone e con la conseguente corsa di mazzoniana memoria di tutta la squadra, incluso quella di Paolo Bianco e del suo staff. Del condottiero foggiano sono rimaste impresse, sotto gli occhi di tutti gli addetti ai lavori, la sua determinazione, la grande capacità nel leggere le partite e il rispetto non solo per gli avversari ma verso tutta la stampa argomentando le risposte con raziocinio.
Monza in Serie A: la superlativa vittoria al “Ceravolo” e il ritorno sofferto per arrivare al paradiso
La squadra, capitanata dalla sua anima Matteo Pessina, ha scritto la storia sviluppando un’idea di gioco corale e bissando il record, in coabitazione col Catanzaro, di 20 marcatori diversi in campionato. Un gruppo di ragazzi che ha sciorinato un calcio piacevole fatto di tecnica di qualità, ritmo alto e sovrapposizioni dalle retrovie da calcio moderno. Nella Finale di andata playoff la formazione brianzola ha espugnato il “Ceravolo” dopo una gara gagliarda giocata con carattere e aggressività, nella quale hanno fatto la differenza il cinismo e la cosiddetta panchina lunga a disposizione del tecnico, il quale ha saputo toccare le corde giuste inserendo in campo due pedine decisive: prima la gemma di Hernani con il pallone indirizzato all’incrocio dei pali, poi la rete del 2-0 di un tarantolato Caso in contropiede.
Nel ritorno della Finale, in uno stadio con il tutto esaurito, il Catanzaro ha messo in seria apprensione il Monza, pareggiando il 2-0 dell’andata con i difensori Jack e Frosinini. Tanta paura ma alla fine, dopo sei minuti di recupero, a esultare è stata la squadra di mister Bianco che trionfa grazie al miglior posizionamento in classifica al termine della regular season. Un plauso enorme a tutti quei tifosi biancorossi che hanno sempre sostenuto la squadra da nord a sud, sia nei momenti belli che nei momenti di difficoltà. E, come recita uno striscione della Curva Davide Pieri, “Est sedes Italiae Regni Modoetia magni” ovvero “Monza è la sede del grande Regno d’Italia”. L’Italia del calcio, la Serie A, che riabbraccia il Monza dopo un anno di purgatorio.