Dopo anni di avvistamenti, supposizioni e leggende metropolitane degne di Chi l’ha visto? a Monza è finalmente riemersa l’insegna di Cereda, storico negozio di scarpe. Caduta l’impalcatura, un autentico capolavoro di archeologia urbana in tubi Innocenti, ormai considerata bene culturale al pari dell’Arengario, il negozio è tornato alla luce. Un po’ come un affresco restaurato, un po’ come il sole dopo un inverno brianzolo particolarmente ostinato.
Per molto tempo ci siamo chiesti cosa si celasse sotto quei tubi. Un negozio ancora attivo o una nuova forma di commercio basata sull’impalcatura stessa? Va detto. Con l’impalcatura Cereda non c’entrava nulla. Nessuna scelta stilistica avanguardistica, nessun omaggio all’industrial design: solo pazienza brianzola applicata all’urbanistica. La verità, però, è che Cereda non ha mai smesso di lavorare. Generazioni di monzesi possono dire di aver comprato almeno un paio di scarpe lì, mentre fuori si discuteva se sotto l’impalcatura esistesse ancora un negozio. Esisteva eccome, e faceva quello che ha sempre fatto: scarpe, competenza e vetrine che, come dice Cereda stesso, servono a “far guardare il prodotto”.
Oggi, senza tubi né transenne, lo storico negozio di scarpe riprende il suo posto nel paesaggio monzese e ci ricorda una verità rassicurante: il tempo passa, i lavori finiscono (prima o poi) e anche le impalcature apparentemente eterne possono essere smontate. Evento raro, quasi commovente. In città c’è chi applaude. E chi, un po’ nostalgico, già rimpiange quei tubi.