Clamoroso nella sua normalità. Nella campagna per il referendum sulla giustizia che si tiene domenica e lunedì, i sostenitori del “no” riescono nell’impresa di fare politica… senza politici. Al loro posto, magistrati in prima linea, interviste, appelli e dichiarazioni. I partiti del no? Avvistati raramente, come panda in via d’estinzione.
Secondo fonti non confermate, alcuni esponenti politici avrebbero provato a esprimere un’opinione, ma si sarebbero ritirati dopo aver scoperto che il referendum prevede anche un risultato finale. “Meglio non rischiare”, spiegano ambienti prudentissimi, “la coerenza è sopravvalutata”.
Nel frattempo, il fronte del “no” procede compatto. Toghe ovunque, politici quasi nessuno. Un assetto innovativo che ribalta secoli di teoria istituzionale. I giudici commentano, i politici osservano. Prossimo passo, arbitri che giocano e giocatori che fanno il tifo. Negli ultimi appuntamenti calcistici abbiamo visto anche questo…
Dall’altra parte, il centrodestra, forse per distrazione, manda in campo ministri, parlamentari e amministratori locali. Gente che parla, si espone, rischia perfino di essere capita. Una scelta giudicata da molti eccessivamente audace nel panorama attuale. Una sorta di “strategia dell’invisibilità selettiva”: se non dici nulla, non puoi essere smentito. Un modello destinato a fare scuola, soprattutto in vista delle prossime elezioni, dove si prevede una campagna elettorale interamente basata sul silenzio.
Resta un dubbio tra gli elettori. Se i politici sfuggono al dibattito, chi governa il dibattito? Ma la risposta, assicurano tutti, arriverà dopo il voto. Forse…