Il parcheggio di piazzale Martiri delle Foibe a Carate è diventato il monumento perfetto all’inefficienza pubblica travestita da modernizzazione. Un impianto nato male. Cresciuto peggio e oggi ufficialmente sotto accusa. Il Comune di Carate Brianza passa alle maniere forti e apre il fronte legale contro guasti continui, blocchi sistematici e una gestione che ha del surreale. L’assessore Fabio Cesana non usa mezzi termini. L’impianto non funziona, punto. Sbarre che si alzano per disperazione, ticket che non funzionano, tecnici chiamati come se fossero vigili del fuoco digitali. Nel frattempo, il parcheggio si trasforma ciclicamente in un’area gratuita “per emergenza”, con buona pace degli incassi e di ogni logica di gestione.
I numeri, poi, sono impietosi: poco più di 19 mila euro di entrate nel 2025 contro oltre 9 mila di spese dirette, senza contare il tempo sottratto alla Polizia Locale per tappare falle che non si dovrebbero nemmeno aprire. Un equilibrio economico che non sta in piedi nemmeno con la fantasia.
E mentre il sistema a sbarre scricchiola come una macchina mai collaudata, resta sul tavolo la domanda che brucia: era davvero necessario abbandonare il vecchio disco orario, semplice, funzionale, digerito da cittadini e commercianti, per inseguire una tecnologia che oggi appare fragile e costosa? Ora il Comune cerca risposte in tribunale: capire se si tratti di impianto difettoso, installazione sbagliata o promessa commerciale tradita. Ma la sensazione è che la vera sentenza sia già stata emessa dagli utenti, ogni volta che una sbarra si blocca e l’ennesimo “sistema innovativo” si trasforma nell’ennesimo problema da gestire a mano.