La gioia non si cancella (e ci mancherebbe), ma di certo il fulmine (non quello meteorologico che pure non è mancato negli ultimi giorni) ce lo saremmo risparmiato volentieri. L’addio di mister Paolo Bianco dal Monza e da Monza è una di quelle amare, amarissime sorprese che il calcio mercato estivo regala. E che ci saremmo risparmiati volentieri. Non soltanto per il valore di un allenatore che in un solo anno di permanenza in Brianza è riuscito a cogliere l’obiettivo (tutt’altro che scontato) di un immediato ritorno in Serie A, quanto per il legame che l’ormai ex mister biancorosso era riuscito a instaurare con tutto l’ambiente.
Grazie a tanti, piccoli, gesti concreti di “monzesità”. All’Atkinsons Monza Open il mister si era presentato senza troppo clamore ai campi di tennis del Villa Reale Tennis, ricevendo in cambio una valanga di applausi e incitamenti. Ma non solo. Perché il rapporto tra una squadra e la sua tifoseria non si misura solo nei novanta minuti della partita. Si costruisce anche con azioni, segnali, attenzioni. Compiute anche quando la maggior parte di allenatori e giocatori pensano alle vacanze, anche quando magari all’orizzonte c’è già l’addio.
Sabato ad Arcore si è celebrata la festa della Curva Pieri e c’è stato chi ha scelto di esserci davvero. Mister Bianco ha voluto esserci, ha preso il treno da Padova, ha raggiunto la Brianza per stare assieme ai “suoi” tifosi e poi ha compiuto il viaggio contrario. Un gesto, una presenza più forte di mille parole o comunicati. Forse il mister non aveva ancora la certezza che si trattava di una festa di addio, o forse sì. Non importa. Quel che importa è che Bianco ha voluto esserci. E a lui non possiamo che dire grazie. Non solo per la promozione.