Monza e Brianza: resiste il lavoro agile, quello smart sopra le medie

Dopo il “boom” del periodo Covid, il lavoro da remoto ha interessato il 21,8% dei monzesi e brianzoli. I sindacati chiedono una regolamentazione.
Computer e cellulare per lo smart working - foto Freepik
Computer e cellulare per lo smart working – foto Freepik jcomp/it.freepik.com

Milano con la sua città metropolitana e Monza e Brianza guidano la classifica delle zone della Lombardia dove il lavoro agile è più diffuso. Quasi 900mila i lombardi che hanno svolto la propria attività da casa, almeno in parte. Se la media regionale supera di poco il 19%, a Monza e in Brianza nel 2024 ha raggiunto il 21,8%. Il Comune di Milano, inarrivabile, ha registrato il primato assoluto con il 39% dei lavoratori in smart working mentre nella Città metropolitana di Milano la percentuale è stata del 29,5% degli occupati. Numeri di grande lunga superiori alla media nazionale che si è fermata al 14,3%.

Monza e Brianza: resiste il lavoro agile, il rapporto

È quanto emerge dall’ultimo rapporto sul lavoro agile curato da Uil Lombardia attraverso l’elaborazione dei dati Istat del Censimento permanente della popolazione. E se la Lombardia nel suo complesso vanta un numero di lavoratori agili superiore alla media nazionale, al suo interno “è profondamente divisa e caratterizzata da forti disparità tra le diverse province” riporta la Uil.
A Brescia, per fare un esempio, scende nettamente al 10,2% mentre Mantova si ferma all’8,9%. Sondrio: registra la quota più bassa con appena l’8,1%. E non è solo geografia. La “classifica” riporta anche una “netta divisione” a livello professionale e settoriale: lo smart working si concentra principalmente nelle mansioni impiegatizie, nei servizi avanzati, nella finanza, nell’informazione, nelle attività professionali e tra le persone con un livello di istruzione più elevato.
Rimane invece scarsamente accessibile per chi lavora nei settori della produzione, della logistica, del commercio, della ristorazione, della sanità e dei servizi alla persona.

Monza e Brianza: resiste il lavoro agile, i sindacati chiedono “una regolamentazione” perché sia per tutti

Resta però il fatto che «il lavoro agile è ormai una componente strutturale del mercato del lavoro lombardo» come dicono i segretari confederali Uil Lombardia Salvatore Monteduro ed Eleonora Di Prisco. Tuttavia, come detto, «mostrano anche profonde differenze tra territori, settori e professioni».
Secondo il sindacato lo smart working «non può essere considerato un semplice beneficio individuale, né può essere lasciato alle decisioni unilaterali delle imprese».
Dovrebbe invece «essere regolato dalla contrattazione collettiva nazionale, territoriale e aziendale, garantendo volontarietà, reversibilità, parità di trattamento, diritto alla disconnessione, tutela della salute, protezione dei dati, informazione e formazione».

«Le aziende – concludono Monteduro e Di Prisconon devono trasferire sulle lavoratrici e sui lavoratori i costi delle postazioni, delle connessioni e dell’energia, né utilizzare il lavoro da remoto per allungare informalmente gli orari o intensificare i carichi. Allo stesso tempo, la flessibilità non può riguardare soltanto chi svolge mansioni compatibili con il lavoro a distanza. Per chi deve essere presente nei luoghi di lavoro occorre contrattare altre forme di conciliazione: flessibilità degli orari, riduzione dei tempi di spostamento e migliori servizi di mobilità. La sfida per la Lombardia non è scegliere tra presenza e lavoro da remoto, ma costruire un’organizzazione del lavoro più moderna, partecipata e sostenibile, nella quale innovazione e diritti procedano insieme».

Secondo quanto riporta l’Istat, Istituto nazionale di statistica, in Italia, nel 2019, solo il 4,8% degli occupati aveva svolto almeno un giorno di lavoro in modalità agile. L’identikit del lavoratore in smart vede una prevalenza della donne (15,2% contro il 12,7% degli uomini), di laureati, il 29% ha sperimentato una forma di lavoro a distanza.

Monza e Brianza: resiste il lavoro agile, le professioni più adatte

Il lavoro da remoto riguarda soprattutto le professionialtamente qualificate (30,2%), che permettono di organizzare tempi e modalità di lavoro in modo più autonomo.
La media Ue dei lavoratori agili nel 2023 è stata pari al 9,1%. In testa alla graduatoria, con valori più elevati del 20%, ci sono la Finlandia (22,2%) e l’Irlanda (21,8%), seguite da Svezia e Belgio che si collocano rispettivamente al 15,3% e 14,6%. Sopra la media Ue anche Germania e Francia con incidenze superiori al 10%.Sotto la media UE (sempre in riferimento all’anno 2023, invece, l’Italia: 5,9%

L'autore

Classe 1971, faccio il giornalista dal secolo scorso, da fresco universitario. Sempre fedele al Cittadino, sono stato prima collaboratore locale, poi, da assunto, praticante e infine professionista, dal 2008. Le mie passioni? La cronaca nera e le storie (belle) delle persone. Ma anche lo sport, il rosso (Ferrari e Ducati), il verde dei campi da calcio e l’arancione di quelli da tennis (e del pallone da basket). E poi le serie tv, i libri di Simenon e una pedalata al parco, di Monza naturalmente.