«Beta Utensili si trova, suo malgrado, nella necessità di interrompere il rapporto di lavoro, ma l’azienda si era immediatamente attivata per individuare una soluzione». L’azienda di Sovico spiega le proprie ragioni rispetto al licenziamento di una lavoratrice dopo 20 anni di attività che ha portato le rsu e Fiom Cgil ad indire per giovedì 14 novembre uno sciopero con presidio fuori dai cancelli del sito di via Volta.
Lavoratrice licenziata a Sovico, Beta replica ai sindacati: «Incompatibilità del giudizio medico con la mansione assegnata»
L’azienda fa sapere che «nel mese di maggio di quest’anno, il medico del lavoro ha accertato inequivocabilmente la incompatibilità del giudizio medico con la mansione assegnata alla lavoratrice. Questa l’unica, inoppugnabile evidenza. Ciò ha determinato come da leggi sul lavoro in vigore l’esonero dalla prestazione lavorativa, con mantenimento del diritto a continuare a percepire quanto spettante».
Lavoratrice licenziata a Sovico, Beta replica ai sindacati: «In sette mesi svolta analisi delle posizioni lavorative compatibili»
L’azienda si è attivata per individuare una soluzione: «In questi sette mesi è stata svolta un’attenta analisi delle posizioni lavorative compatibili con la situazione di idoneità, molto limitante, della signora, in ogni reparto dello stabilimento di Sovico – precisa Beta – tuttavia, le posizioni disponibili sono già da tempo coperte da personale appartenente alle liste di collocamento obbligatorio o da lavoratori con gravi limitazioni sanitarie». Valutate anche altre tipologie di mansioni operative risultate impraticabili poiché richiedono competenze professionali specifiche, come pure posizioni di carattere impiegatizio, le quali richiedono però esperienza specifica o almeno un diploma di scuola secondaria, condizioni, precisa l’azienda, «non soddisfatte dalla lavoratrice».
Lavoratrice licenziata a Sovico, Beta replica ai sindacati: «Caso specifico e inoppugnabile»
«La situazione attuale rappresenta un caso specifico, dalle circostanze chiare e legalmente inoppugnabili e, benché la strumentalizzazione operata dalle associazioni sindacali a cui appartiene la lavoratrice siano fin troppo prevedibili, riteniamo inopportuna l’interpretazione che è stata data dalle associazioni stesse», conclude Beta.