C’era anche una rappresentanza monzese al raduno della sezione italiana del Dialogo interreligioso monastico, che si è svolto in provincia di Pisa dal 28 settembre all’1 ottobre all’istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, che ha ospitato l’evento. Tra i partecipanti, infatti, c’era madre Benedetta Bucchi, superiora del monastero delle sacramentine di Monza. Un appuntamento che si rinnova da diversi anni e che vede la partecipazione anche di madre Bucchi dal 2023.
Un po’ di Monza al raduno del Dialogo interreligioso monastico: madre Bucchi, superiora delle sacramentine
«L’obiettivo degli incontri è la conoscenza reciproca, l’ospitalità, l’amicizia sincera e rispettosa e la proposta di progetti comuni», spiega.
Nel 1965 il Concilio Vaticano II emanava la dichiarazione “Nostra aetate” proprio in relazione al dialogo interreligioso. «Il 16 settembre di quest’anno è stata pubblicata una nota dal titolo “Un cammino di speranza” promossa dal Dicastero per il dialogo interreligioso insieme al Dicastero per il dialogo ecumenico, in cui viene espressamente citato il Dim, il Dialogo interreligioso monastico», aggiunge madre Bucchi. Il Dim è un’organizzazione monastica internazionale che promuove e sostiene il dialogo soprattutto a livello dell’esperienza spirituale e della pratica religiosa tra monaci e monache cristiani e seguaci di altre religioni.
Un po’ di Monza al raduno del Dialogo interreligioso monastico: lo scopo dell’incontro
Lo scopo di questa esperienza decennale di incontro non è cercare punti in comune tra le diverse spiritualità ma condividere la ricerca spirituale nella forma monastica. All’appuntamento di quest’anno erano presenti diversi ordini monastici cattolici: benedettini, camaldolesi, eremiti cistercensi e ancora le clarisse, la comunità di Bose, le carmelitane insieme alle adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento. Insieme a loro anche realtà monastiche presenti in altre religioni come induisti, buddhisti theravada, zen e tibetani, e anche musulmani della Comunità religiosa islamica italiana.
«Le giornate vissute insieme sono iniziate tutte con una sessione di meditazione mattutina guidata dalla monaca Jigme Damchö Wangmo (al secolo Daniela Brandstetter, nda), insieme abbiamo vissuto alcuni momenti di formazione e incontro con il buddhismo tibetano meglio definito con il nome di vajrayāna – ha raccontato Matteo Nicolini Zani, monaco di Bose e coordinatore Dim Italia – La pratica dell’incontro interreligioso può rivelarsi “un mezzo potente ed efficace per illuminarsi reciprocamente in modo più profondo e diretto” come ha ricordato il Dalai Lama».
Un’esperienza di incontro e di ascolto oltre le proprie conoscenze personali per superare i pregiudizi, «nel rispetto delle differenze per costruire la pace come impegno condiviso, da coltivare nelle relazioni di ogni giorno».