Referendum creativo a Lissone: il Comune sbaglia l’allestimento dei seggi e se ne accorge a votazioni in corso

Alla scuola Aldo Moro di Lissone urne aperte, cittadini diligenti già in fila, democrazia in corso… e qualcuno si accorge che i seggi sono allestiti al contrario
Lissone 2026 scuola Aldo Moro
La scuola Aldo Moro di Lissone

C’è qualcosa di profondamente poetico (nel senso più tragicomico del termine stile fantozziano) in ciò che è accaduto a Lissone. Non una poesia alta, sia chiaro, ma una filastrocca stonata, di quelle che si recitano per ridere quando ormai non resta altro da fare. Domenica 22 marzo, mattina, referendum. Urne aperte, cittadini diligenti già in fila, democrazia in corso… e qualcuno si accorge che i seggi sono allestiti al contrario. Non un dettaglio, ma l’Abc del voto. Cabine, tavoli, percorsi. Tutto sbagliato. Tutto da rifare. Con calma, però: dopo quasi due ore dall’inizio delle votazioni. Seggi 11, 12, 13, 14 e 35.

Referendum: a Lissone si modifica al volo l’allestimento a seggi aperti

Alla scuola Aldo Moro, in piazza Caduti di via Fani, la scena è stata memorabile. Elettori che entrano, scrutatori che si guardano, il presidente prova a interpretare la disposizione indicata da due funzionari del Comune come una nuova corrente artistica (“l’astrattismo elettorale”?), e infine la soluzione. Idue sistemano tutto. In corsa. A giochi iniziati. Come se fosse normale spostare cabine e tavoli mentre il diritto di voto è già in esercizio. Una specie di pit-stop istituzionale.

La domanda, inevitabile, è di una banalità disarmante: ma davvero nessuno ha controllato prima? Nei giorni precedenti, nelle ore precedenti, la sera prima? Possibile che l’organizzazione di un seggio elettorale (non un rave improvvisato, ma un momento cardine della vita civica) venga trattata con la stessa precisione di un trasloco fatto al buio?
E qui entra in scena il grande assente-presente: l’assessore con delega all’elettorale. Figura che, in teoria, dovrebbe garantire che tutto fili liscio come una scheda infilata nell’urna. In pratica, pare più impegnato a dimostrare che anche l’impreparazione può avere una sua coerenza estetica. Perché sbagliare è umano, certo. Ma organizzarsi per non accorgersene fino a urne aperte è quasi un’arte performativa.

Viene da chiedersi se il prossimo passo sarà innovare ulteriormente: cabine montate durante lo spoglio? Schede stampate in diretta? O magari un tutorial su come votare mentre si spostano i tavoli? L’importante è mantenere viva la suspense.
Nel frattempo, ai cittadini resta una certezza: a Lissone si vota, sì, ma con un tocco di improvvisazione che nemmeno il miglior teatro d’avanguardia. E forse è questo il vero messaggio. La democrazia è solida, talmente solida da sopravvivere anche a chi dovrebbe semplicemente… preparare le sedie giuste al posto giusto.

L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.