L’editoriale del direttore Marco Pirola: «Brianza velenosa… cambia il veleno non il respiro»

L'editoriale del direttore del Cittadino, Marco Pirola, sull'edizione di giovedì 5 novembre 2026.
Stampa giornali editoriale - foto Freepik
Stampa giornali editoriale – foto Freepik

Senza scomodare Lucio Battisti e la sua “giornata uggiosa”, immaginifico album discografico del 1980, basta aprire le finestre di casa. Ci vuole poco a capire quello di cui parleremo nel seguito dell’articolo. Solamente il naso. Del resto a Monza e nell’alto bacino padano, l’aria ha una notevole capacità di adattamento. Direbbero quelli che vogliono fare un pizzico di ironia. D’estate si passa attraverso l’ozono, d’autunno tornano le polveri sottili. Cambia l’inquinante, resta il risultato. Respirare continua a essere un’attività da affrontare con prudenza. Un po’ come attraversare una strada senza semaforo.

I dati statistici raccontano di un’impennata negli ultimi giorni di ottobre degli agenti inquinanti. E pure preoccupante come tendenza al rialzo. Certamente una coincidenza temporale con l’avvio dei riscaldamenti, ma che merita attenzione. Da sola, però, non basta a dimostrare un rapporto di causa ed effetto. Meteo, vento e ristagno dell’aria entrano anch’essi nella partita. Il risultato, comunque, è quello che i polmoni conoscono già da tempo. E non è un problema confinato solo al capoluogo brianteo. Nei giorni scorsi valori elevati di PM2.5 sono stati segnalati anche a Seregno, Vimercate, Agrate Brianza e Bovisio Masciago. Un male comune insomma. La Brianza in particolare e la Pianura Padana, insomma, non offrono grandi fughe d’aria. Quando si chiude la cappa, il bollettino diventa un affare collettivo.

Poi ci si mette pure l’ozono, il regalo di un’estate infuocata. Nel bilancio diffuso da Legambiente sulla scorsa stagione, Monza risulta nelle posizioni di testa della speciale classifica negativa. Seconda tra i capoluoghi del bacino padano con 111 giorni di superamento del valore-obiettivo. Peggio ha fatto nella Regione soltanto la città di Bergamo, a 116. Il riferimento è di 25 giorni. Monza lo ha superato di oltre quattro volte. Nella top ten compaiono altri capoluoghi lombardi, Brescia, Milano, Lecco a Cremona e Varese. La somma dei superamenti, nelle 35 città analizzate, arriva a 2.834 giornate. Non consecutive, per nostra fortuna. Sarebbe stato difficile chiamarla estate. Così la stagione cambia, ma l’emergenza rimane puntuale. D’inverno si discute di polveri, d’estate di ozono. In mezzo, i cittadini ricevono numeri, mappe colorate e l’invito a sperare nel vento.

Le associazioni ambientaliste chiedono una strategia nazionale, un piano straordinario per la Pianura Padana e obiettivi verificabili. È una richiesta meno poetica di un cielo azzurro, ma forse più utile. Perché l’aria pulita non può dipendere dal meteo favorevole o dalla fortuna di abitare fuori dalla cappa. Finché le misure restano buone intenzioni, le centraline faranno il lavoro più ingrato: certificare ogni giorno che l’aria è pessima, con una puntualità che la politica può solo invidiare. La Brianza non chiede miracoli. Le basterebbe non dover aspettare il vento per respirare. A forza di affidargli la salute pubblica, prima o poi quest’ultimo chiederà le deleghe.

L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.