La formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro si fa, ma sarà comprensibile da tutti? E’ una domanda che si pone la Cisl Monza Brianza Lecco a fronte dei tanti (troppi) infortuni sul lavoro che hanno interessato lavoratori stranieri, in particolare originari di paesi extraeuropei. A pesare possono essere le barriere linguistiche, dice il sindacato, ma non solo. Influiscono anche le condizioni contrattuali e occupazionali, il ricorso agli appalti e subappalti, l’esperienza nella mansione, la conoscenza dei propri diritti e la possibilità reale di segnalare condizioni di pericolo.
Infortuni sul lavoro, l’analisi Cisl: nei primi sei mesi del 2026 quasi cinquemila in Brianza
I dati di riferimento della analisi Cisl sono quelli diffusi da Inail (Istituto nazionale infortuni del lavoro) a luglio di quest’anno, relativi ai primi sette mesi 2026, riguardanti anche le malattie professionali. “Leggerli – spiega il sindacato – è indispensabile per orientare maggiormente l’azione di prevenzione, la contrattazione e il confronto con le imprese e le istituzioni”. Sul territorio di Monza Brianza nel periodo di riferimento si sono registrati 4.937 infortuni sul lavoro, in aumento dello 8,72% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del +6,6% rispetto al dato regionale. Stabile il numero degli infortuni mortali, tre. “Il dato – dice la Cisl – non consente tuttavia di abbassare la guardia: la Lombardia continua ad essere la regione con il maggior numero assoluto di vittime ma questo non ci stupisce visto che è anche quella con il maggior numero di occupati”.
Infortuni sul lavoro in Brianza, in aumento quelli con coinvolti provenienti fuori dalla UE
Ad aumentare sono gli infortuni avvenuti sia durante il lavoro (+6,92% con 50.546 denunce) che in itinere (+5,19% con 9.986 denunce), questi ultimi il 17% del totale. Guardando i lavoratori nati all’estero, sempre nei primi sette mesi del 2026 le denunce di infortunio in occasione di lavoro riguardanti persone nate fuori dall’Italia sono 18.529, 1.855 per lavoratori nati in altri Paesi dell’Unione europea e 16.674 per lavoratori nati fuori dall’UE. Nel 2025 erano stati complessivamente 16.942. L’aumento è quindi di poco inferiore al 10%, molto più elevato di quello registrato tra i lavoratori nati in Italia (+5,67). Ancora più significativo è il dato relativo agli eventi mortali. Tra gli 89 decessi avvenuti in occasione di lavoro, 35 riguardano lavoratori nati all’estero, pari a circa il 39% del totale: 8 nati in altri Paesi UE e 27 in Paesi extra UE. Nello stesso periodo del 2025 erano stati complessivamente 18 su 89. Numeri drammatici che inducono a “prestare particolare attenzione alla qualità e all’effettività della formazione, verificando che non si limiti all’adempimento formale ma sia realmente comprensibile e adeguata anche per chi ha una limitata conoscenza della lingua italiana” dice la Cisl.
Infortuni sul lavoro, più coinvolti tra gli uomini, tra i 50 e i 54 anni l’età più a rischio
Nel 2026 gli infortuni in Lombardia riguardano per il 63,7% uomini e per il 36,3% donne. Rispetto allo scorso anno la crescita rimane bilanciata, con un +7% circa per entrambi i generi. Tra i casi mortali, tuttavia, la prevalenza maschile resta netta: 81 decessi contro 8 femminili.
La fascia di età più colpita dagli infortuni è quella tra in 50 e i 54 anni mentre tra i 55 e i 59 per gli incidenti mortali, fascia che da sola registra più del 20% dei casi “a conferma del peso crescente dell’invecchiamento della forza lavoro” dice il sindacato che suggerisce “nella valutazione dei rischi e nell’organizzazione del lavoro: mansioni gravose, turnazioni, lavoro notturno, movimentazione dei carichi, esposizione a temperature estreme e recupero psicofisico” di fare valutazioni che tengano contro dell’età dei lavoratori.