In Lombardia è diminuito il numero totale di reati ambientali, passati da 2324 a 1882 (-19,02%), ma è cresciuto di oltre il 30% il ciclo illegale dei rifiuti passato da 657 reati contestati a 994 (+33,9%). È la fotografia del Rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, che raccoglie i numeri e le storie della criminalità ambientale in Italia nel 2025: la Lombardia è al secondo posto in questa categoria alle spalle della Campania e davanti a Puglia e Lazio.
«Il dato sulle notizie di reato relative al ciclo illegale dei rifiuti in Lombardia rilevato dal report Ecomafia è un dato significativo almeno quanto preoccupante – commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia APS – Se può essere spiegato con una maggiore efficacia ed estensione dei controlli sul territorio regionale, d’altro canto testimonia ancora una volta il ruolo centrale svolto dalla regione nei traffici di rifiuti, con una conseguente vigilanza da tenere ancora più alta, se possibile, da parte delle pubbliche amministrazioni e dei decisori politici. La società civile nel suo complesso rimanga unita e non abbassi la guardia sulla tutela dell’ambiente».
Legambiente segnala da tempo che “soprattutto per quel che riguarda i grandi traffici di rifiuti e per via della configurazione del proprio tessuto economico e sociale, la Lombardia è un territorio ad alto rischio”, come peraltro testimoniato dalle numerose inchieste relative al delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, l’ultima delle quali ha riguardato pochi giorni fa lo smaltimento di 144 mila tonnellate di rifiuti liquidi nei terreni agricoli della campagna di Chiari, in provincia di Brescia.
In questa fotografia la provincia di Monza e Brianza è in coda a tutte le graduatorie: ultima nel ciclo di rifiuti (12 reati, 10 denunce), penultima per illegalità ambientale (66 reati e 50 persone denunciate).