Un ultimo desiderio: da Monza all’Ucraina con la Croce rossa per riabbracciare la figlia

Dall'ospedale San Gerardo di Monza mercoledì è partita un'ambulanza per trasportare una donna, malata oncologica, a riabbracciare la figlia in Ucraina e rivedere casa sua.
Monza equipaggio Croce rossa
Monza equipaggio Croce rossa

Ci sono viaggi che si affrontano per scappare. E altri che si intraprendono per tornare a casa. Quello in partenza nel tardo pomeriggio di mercoledì dall’ospedale San Gerardo di Monza appartiene alla seconda categoria, forse la più difficile. A bordo di un’ambulanza della Croce Rossa Italiana c’è una donna ucraina di 60 anni, malata oncologica, che dopo essere fuggita dalla guerra ha espresso un ultimo, preciso desiderio: rivedere la sua Kharkiv e riabbracciare la figlia.

Un ultimo desiderio: da Monza all’Ucraina per riabbracciare la figlia, la macchina della solidarietà

Quando le bombe cadevano sulla città, la donna aveva trovato rifugio in Italia. Al San Gerardo è stata accolta, curata e accompagnata con professionalità e umanità. Ma il richiamo di casa, degli affetti e delle proprie radici è rimasto più forte di tutto. Per questo, una volta comprese le sue volontà, è iniziata una corsa contro il tempo lunga tre mesi, fatta di telefonate, autorizzazioni, contatti internazionali e organizzazione. Una macchina della solidarietà che ha visto lavorare fianco a fianco il personale dell’ospedale e la Croce Rossa Italiana – Comitato di Monza.

Un ultimo desiderio: da Monza all’Ucraina per riabbracciare la figlia, fino al confine poi la consegna alla Croce rossa ucraina

Ad accompagnarla tre volontari e una infermiera. Li aspetta un viaggio lungo migliaia di chilometri, fino al confine con l’Ucraina. Oltre non potranno andare: la guerra rende troppo rischioso l’ingresso del personale sanitario italiano. Saranno i colleghi della Croce Rossa Ucraina a prendere in consegna la donna e a completare l’ultimo tratto verso Kharkiv, dove ad attenderla ci sarà la figlia.

Un ultimo desiderio: da Monza all’Ucraina per riabbracciare la figlia, i volontari della Croce rossa

Dietro questa missione non ci sono riflettori né compensi. I volontari hanno scelto di partire gratuitamente, mettendo a disposizione giorni di ferie, competenze e cuore. Il Comitato di Monza sosterrà gran parte dei costi dell’operazione, approvata all’unanimità dal consiglio direttivo perché, prima ancora di essere un trasporto sanitario, rappresenta un gesto di umanità.
«Abbiamo sentito in questa iniziativa lo spirito più autentico della Croce Rossa», ha spiegato il presidente Guido Compatangelo, ringraziando tutte le aree del Comitato che hanno collaborato senza esitazioni e la traduttrice che, pur non essendo volontaria, in questi mesi ha reso possibile ogni passaggio.
In fondo, questa storia parla di una donna che chiede semplicemente di tornare a casa. Ma racconta anche di un ospedale che cura, di volontari che non si tirano indietro e di persone che, davanti al dolore, scelgono di esserci. Perché la guerra divide i confini. L’umanità, qualche volta, riesce ancora ad attraversarli.

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