Due agenti feriti in modo serio e venti giorni di prognosi. È il bilancio dell’ennesima aggressione subita da due agenti della Polizia penitenziaria all’interno della casa circondariale di Monza. I fatti risalgono allo scorso 21 luglio quando due sottufficiali della penitenziaria sono stati brutalmente aggrediti da un detenuto durante le operazioni di battitura, il controllo di sicurezza eseguito dagli agenti quotidianamente. L’uomo, che da diversi giorni mostrava segni di scompenso e un atteggiamento irrequieto, ha senza alcun motivo aggredito i due agenti. Immediato l’intervento dei colleghi che hanno immobilizzato il detenuto. I due agenti aggrediti sono stati poi trasportati all’ospedale San Gerardo per i controlli. A uno è stata riscontrata la rottura del tendine di una mano ed è stato dimesso con quindici giorni di prognosi. È andata meglio al collega che ha riportato ferite guaribili in cinque giorni. «Siamo di fronte all’ennesimo episodio di inaudita violenza nei confronti di donne e uomini che ogni giorno garantiscono la sicurezza dello Stato all’interno delle carceri, spesso operando in condizioni di estrema difficoltà e con organici insufficienti -ha dichiarato il segretario generale Leo Beneduci dell’Osapp-. Ai due colleghi feriti va la nostra più sincera vicinanza e l’augurio di una pronta guarigione. Ma la solidarietà, da sola, non basta più».
Carcere: ribadita la richiesta di dotazione del Taser
Quest’ultimo episodio è l’ennesima conferma di una situazione costantemente denunciata dalle organizzazioni sindacali che rappresentano gli agenti della Polizia penitenziaria. «Gli operatori continuano a lavorare senza adeguati strumenti di tutela e con carenze di organico ormai croniche. È giunto il momento che alle parole seguano i fatti», incalza Beneduci. Tra le richieste più volte avanzate al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria c’è quella di introdurre il taser come strumento in dotazione alla Polizia penitenziaria, così come già previsto per altre forze di polizia. «È indispensabile mettere il personale nelle condizioni di poter fronteggiare situazioni di elevata pericolosità con strumenti efficaci, idonei a tutelare l’incolumità degli operatori e, al tempo stesso, a limitare il ricorso a forme di intervento più traumatiche», continua il segretario generale dell’Osapp. «Continueremo a chiedere con determinazione che la sicurezza del personale della Polizia penitenziaria diventi finalmente una priorità concreta e non soltanto un principio enunciato. La tutela di chi indossa l’uniforme non può più attendere. Ogni ulteriore ritardo rischia di trasformarsi nell’ennesimo episodio che avrebbe potuto essere evitato».