Il baby esercito dei “(Dis)armati”: minori col coltello in tasca e voglia di violenza

Il rapporto di Save the Children fotografa le nuove espressioni della violenza giovanile per capirne le dinamiche e proporre interventi.
Il coltello in possesso dello studente (foto Carabinieri)
Il coltello in possesso dello studente (foto Carabinieri)

Un coltello in tasca, compagnie “fluide” e tanta voglia di violenza, esagerata, palpabile, reale, con il contraltare dei social network, virtuali, che rivestono invece un “ruolo simbolico”. Non chiamatele baby gang. E anche maranza è termine abusato. Si tratta di un fenomeno ormai strutturale e che attraversa tutta l’Italia, ma affrontare il tema della violenza giovanile è complicato. L’ha fatto “Save the children” con un rapporto molto articolato che, già dal titolo, “(Dis)armati“, rivela che siamo di fronte a carnefici che sono a loro volta vittime. La ricerca, che ha coinvolto cinque città italiane, tra le quali Milano, ha l’intento di esplorare la violenza giovanile, “tra percezione e realtà”, inquadrarla e capirne le dinamiche anche con interviste a rappresentanti di istituzioni pubbliche ed esperti.

Il baby esercito dei “(Dis)armati”: il rapporto di Save the Children

Il dato di partenza, non trascurabile ma dai più dimenticato, è che si parla di adolescenti, talvolta di bambini, che delinquono, quindi vittime a loro volta, che “spesso scontano carenze educative e di protezione da parte del mondo degli adulti”. E in molti casi l’unica risposta delle istituzioni all’allarme sociale suscitato, un fuoco alimentato anche dai media e dai social, sono “aggiustamenti normativi in ottica punitiva” a discapito di “interventi preventivi ed educativi dei minorenni coinvolti”, con un approccio “prevalentemente securitario”.

L’adolescenza è una fase della vita in cui costruire una nuova immagine di sé: si possono adottare strategie “adattive e protettive” oppure trasgressive e pericolose, che mettono in discussione l’autorità e ingaggiando una sfida, anche verso se stessi. Trasgressioni che, se frequenti e sempre più gravi, “possono indicare una difficoltà evolutiva che assume una tendenza antisociale fino al rischio di stabilizzarsi in una carriera delinquenziale”.
E in questa fase assume importanza la prima risposta data dal contesto sociale adulto, con il rischio di etichettamento, e poi la successiva continuità educativa, l’ascolto di un grido d’aiuto rappresentato anche dalla violenza, “linguaggio di una richiesta di riconoscimento”.

Il baby esercito dei “(Dis)armati”: investimento educativo sugli adulti

Save the children richiama allora alla grande necessità di un investimento educativo con una presenza adulta stabile, più psicologi nelle scuole, più educatori di strada, più spazi aggregazione reale, più continuità tra scuola, servizi e terzo settore. E poi una forma di educazione sessuoaffettiva nelle scuole e un accompagnamento nell’accesso alle piattaforme digitali.
Ricerche confermano effettivamente un aumento negli ultimi anni di comportamenti violenti tra i giovani così come di casi segnalati e presi in carico dai Servizi della giustizia minorile, ma non si parla di “crescita emergenziale”, di “fiammata”.

Il baby esercito dei “(Dis)armati”: i nuovi fenomeni

Piuttosto, sono cresciuti esponenzialmente alcuni tipi di reati commessi da giovanissimi. Si tratta dell’effetto di una trasformazione lenta e costante della violenza e della gestione dei conflitti da parte delle nuove generazioni. Più che raddoppiati nel 2024 i minorenni accusati di rapina, così come i reati contro la persona. Escalation anche delle segnalazioni per risse e le denunce per minacce. Tra il 2014 e il 2024, poi, aumentati quasi del 90% i minorenni denunciati o arrestati per omicidio. E sono sempre di più i ragazzini che in tasca hanno un coltello: cresciuti del 190% i minori denunciati per porto abusivo di armi o oggetti utilizzabili per offendere. E le “gang” sono cosa passata, ora le aggregazioni sono fluide e spesso più legate alla territorialità, al quartiere che a rapporti interpersonali. E quando agiscono in gruppo i ragazzi lo fanno soprattutto per vessare coetanei.

L'autore

Classe 1971, faccio il giornalista dal secolo scorso, da fresco universitario. Sempre fedele al Cittadino, sono stato prima collaboratore locale, poi, da assunto, praticante e infine professionista, dal 2008. Le mie passioni? La cronaca nera e le storie (belle) delle persone. Ma anche lo sport, il rosso (Ferrari e Ducati), il verde dei campi da calcio e l’arancione di quelli da tennis (e del pallone da basket). E poi le serie tv, i libri di Simenon e una pedalata al parco, di Monza naturalmente.