Vimercatese, no alla variante D Breve di Pedemontana: dieci Comuni fanno ricorso al Tar

Il merito della decisione è stato illustrato in un incontro a Palazzo Trotti di Vimercate. In questa sede, è emersa la convinzione che un accoglimento riaprirebbe la partita sul futuro dell'autostrada
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Il tavolo dei relatori dell’incontro

Il fatto che si sia arrivati a presentare questo ricorso è già una sconfitta. Purtroppo non ci hanno lasciato alternativa”. È così che il sindaco di Vimercate, Francesco Cereda, ha chiosato la vicenda che ad inizio settimana ha portato dieci Comuni del Vimercatese a presentare un ricorso al Tar del Lazio contro l’approvazione da parte di Cal (Concessioni autostradali lombarde) del progetto definitivo della variante D-Breve, quel tratto di Pedemontana che al posto che proseguire verso la bergamasca, come era da principio previsto, vira verso sud per tagliare il territorio e ricongiungersi ad Agrate. Questa mattina (sabato 14 febbraio) le amministrazioni firmatarie del ricorso hanno dato appuntamento ai cittadini a Palazzo Trotti per un incontro aperto al pubblico per spiegare le ragioni che li hanno portati a sottoscrivere l’atto.

Pedemontana: manca ancora il parere sull’impatto ambientale della variante

La notizia dell’approvazione è emersa appunto lunedì 9 febbraio, ma la delibera di Cal risale all’11 dicembre scorso, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale in una sezione – stigmatizzano i sindaci – dove si trovavano annunci di presunta morte, atti societari, ma di sicuro dove non avrebbe dovuto stare “uno degli atti più importanti relativi ad un’infrastruttura da 5 miliardi di euro”. Non solo. Ad oggi, hanno sottolineato all’unisono, nessuno dei Comuni ha ancora ricevuto alcunché: né atti, né planimetrie né copia del famigerato (quanto “fantasmatico”) parere della commissione tecnica sulla valutazione di impatto ambientale, che avrebbe dovuto uscire dal ministero per l’Ambiente e che ad oggi non è ancora su alcuno dei portali sui quali avrebbe dovuto essere pubblicato.

Pedemontana: il ricorso consiste in una quarantina di pagine, da integrare

L’accusa, dunque, è quella di aver ingranato una quarta forzata. Il ricorso, che si compone di una quarantina di pagine (che verranno integrate successivamente), oltre a raccogliere gli elementi che nel corso degli anni erano già stati sollevati dalle amministrazioni contro la cosiddetta variante D- Breve (dall’impatto sul traffico a quello ambientale, dai costi per i pendolari a quelli più in generale a carico dei cittadini come aveva sottolineato la stessa Corte dei conti, parlando di un debito che si protrarrà sulle spalle delle prossime generazioni), punta a sollevare dubbi anche in termini di metodo. L’approvazione attraverso la legge “sblocca – cantieri”, per i primi cittadini firmatari del ricorso, sarebbe infatti una interpretazione un po’ troppo estesa della norma stessa: “La sblocca cantieri – ha spiegato il consigliere provinciale Francesco Facciutoparla chiaramente di progetti esecutivi o di esecuzione dell’opera. Ma qui non siamo in nessuna delle due fattispecie. Noi siamo all’approvazione del progetto definitivo. Siamo davanti ad una palese forzatura dei dettati della norma”. Nel ricorso – che chiede al tribunale amministrativo di entrare nel merito o almeno in subordine di emanare una sospensiva – si avanza la richiesta anche più importante di trasmettere gli atti alla Corte europea di giustizia. Nella partita di Pedemontana, infatti, non manca l’elemento europeo, ossia interrogazioni, richieste e interventi che alcuni parlamentari europei hanno già sottoposto sia all’attenzione della commissione Ue sia a Bei, la banca di investimento europeo che aveva finanziato Pedemontana, ma per un progetto che – alla luce della variante D-Breve – non è più lo stesso.

Pedemontana: un accoglimento del ricorso riaprirebbe la partita

Una battaglia complessa i cui tempi ora si fanno incerti così come le alternative. “Pedemontana in qualche modo deve essere completata – spiega ancora Cereda – non è interesse di nessuno che si interrompa senza una fine. Al momento è difficile prevedere gli scenari. Di certo se il ricorso venisse accolto tutta la procedura cadrebbe e si dovrebbe ritornare alla D-Lunga. Posto però che Regione Lombardia ha già detto di non avere intenzione di realizzarla, si riaprirebbe tutta la partita. Avremmo una variante annullata e un progetto originale non più sostenibile. E quindi – ha concluso – immagino si possa riaprire un tavolo”.

L'autore

Giornalista professionista dal 4 luglio 2008, mi sono occupata per lo più di cronaca. Politica, nera e giudiziaria per quotidiani nazionali e settimanali locali. Dallo scorso settembre sono tornata a ilCittadino. Amo la fotografia e i cani perché non usano parole. Che sono preziose. Sono più i dolori delle gioie, ma il giornalismo, per me, è ancora il Mestiere. Con la maiuscola.