Brianza Sud, l’editoriale del direttore Marco Pirola: «Lissone, il fantasma e le promesse a singhiozzo…»

L'editoriale di Marco Pirola, direttore responsabile de Il Cittadino di Monza e Brianza, sull'edizione della Brianza Sud di sabato 14 febbraio 2026
Editoriale
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Ci sono cantieri che costruiscono edifici. Quelli che fanno spuntare autostrade dal nulla. E infine ci sono quelli che fabbricano leggende. Questo del Centro sportivo che andiamo a narrare appartiene senza dubbio all’ultima categoria. Lissone, dopo 63 anni, riesce ancora a stupirmi. Per mesi abbiamo assistito a un capolavoro di urbanistica immaginaria: transenne ben posizionate, cartelli rassicuranti, cronoprogrammi degni di un romanzo a puntate. Ogni aggiornamento una nuova data, ogni data una nuova speranza. Nel frattempo, il “cantiere” praticava una forma avanzata di mimetismo. Poi silenzio. Un operaio avvistato all’orizzonte come una rara specie protetta. Poi di nuovo il nulla, che in confronto il deserto del Sahara è traffico in tangenziale. Ad agosto, quando la città sonnecchia e l’asfalto si scioglie, ecco la comparsata per l’allacciamento. Una sortita quasi teatrale, giusto per ricordarci che non stavamo sognando. Poi sipario. Transenne immobili, ruspe in meditazione, cittadini in contemplazione forzata. Nel frattempo, le braccia si sono allargate più volte: tecnici, amministratori, osservatori. L’espressione era sempre la stessa, un misto tra il rassegnato e il filosofico. L’unica cosa davvero puntuale è stata la puntualità degli imprevisti. Il cantiere è diventato un punto di riferimento cittadino. Che sia un nuovo toponimo urbano: Largo Attesa Infinita. I residenti ormai lo conoscono meglio del salotto di casa. La decisione arrivata ora chiude, si spera, la stagione delle promesse elastiche. Perché va bene la pazienza, virtù civica per eccellenza, ma anche la pazienza ha bisogno di fondamenta solide. E possibilmente di un cantiere che, oltre a esistere sulla carta, ogni tanto esista anche nella realtà

L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.