Usmate, i nodi vengono al pettine, sì. Ma qui il pettine è ancora largo. Quello che sta accadendo in casa Nuova Usmate non è un incidente di percorso né una svista burocratica buona per una pacca sulle spalle e via andare. È la fotografia nitida di un modo di intendere il calcio dilettantistico che troppo spesso si rifugia dietro la parola “volontariato” per giustificare superficialità, pressapochismo e, nei casi peggiori, una preoccupante indifferenza verso i più piccoli. Le condanne inflitte dal Tribunale federale territoriale al presidente e al dirigente arrivano come un timido segnale di discontinuità, ma non illudiamoci. Siamo davanti solo all’antipasto.
Allenatori non abilitati, regole ignorate, bambini lasciati senza pari opportunità di gioco, equipaggiamento consegnato a fine stagione come se fosse un favore e non un diritto. E poi il capitolo più inquietante: il Safe Guardian, figura obbligatoria per la tutela dei minori, comunicata con colpevole ritardo, quando ormai la frittata era fatta. Qui non è in discussione una sconfitta sul campo, ma la sconfitta di un sistema che predica valori educativi e poi li dimentica nello spogliatoio.
Perché quando si parla di Pulcini non si parla di classifiche, ma di bambini di dieci anni, della loro crescita, della loro fiducia negli adulti e nello sport. E questo rende tutto più grave. Le sanzioni, patteggiate e alleggerite, sembrano quasi un invito a voltare pagina in fretta. Ma voltare pagina senza leggere fino in fondo rischia di essere l’ennesimo errore. E’ il momento di stringere i denti e pettinare fino in fondo. Senza sconti, senza alibi, senza la solita indulgenza verso chi “tanto lo fa per passione”. La passione non assolve. La responsabilità sì, ma solo se viene esercitata.