Verso Milano Cortina 2026: Gigi Borgonovo da Vedano, Birillo per gli amici, ha portato la Fiaccola Olimpica a Genova

Il primo brianzolo in assoluto a portare la fiaccola per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Un dettaglio che dalle nostre parti vale più di una medaglia d’oro

Ieri a Genova, per qualche minuto scarso, ma memorabile, il centro dell’universo non è stato né Wall Street né il Metaverso. Bensì un tratto d’asfalto lungo trecento metri. Motivo: Gigi Borgonovo, per gli amici solo Birillo, che ha portato la fiaccola olimpica con la naturalezza di chi porta il pane a tavola e con l’orgoglio silenzioso di chi sa di stare facendo qualcosa che capita una volta sola nella vita. Anzi, due: la prima nella storia e la seconda nella geografia emotiva della Brianza.

Sì, perché Birillo è statoil primo brianzolo in assoluto a portare la fiaccola per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Un dettaglio che dalle nostre parti vale più di una medaglia d’oro. Più di una citazione sui libri di storia. Molto più di un articolo de il Cittadino. Insomma quasi quanto trovare parcheggio al primo colpo. Per 300 metri, e per qualche minuto che sembrava un’era geologica compressa, Gigi è stato anche l’unico al mondo a fare esattamente quella cosa, in quel punto preciso, con quella fiamma in mano. Una statistica perfetta, da Guinness dei primati dell’orgoglio nostrano. La scena aveva qualcosa di solenne e insieme di irresistibilmente ironico. Genova con il suo mare, la sua luce un po’ teatrale, e in mezzo Birillo, brianzolo doc, che avanzava con la fiaccola come se stesse misurando un confine: non tra nazioni, ma tra il prima e il dopo di una giornata qualunque diventata improvvisamente speciale.

Nessun mantello, niente fanfare hollywoodiane: solo passi regolari, fiamma accesa e quella sensazione sottile di stare scrivendo una nota a piè di pagina della storia, ma di quelle che poi tutti vanno a leggere. Quella santa donna di sua moglie Roberta l’ha osservato con gli occhi rapiti e un pizzico di commozione. La stessa che ha sfoggiato Arianna la sua primogenita da bordo strada. La grandezza, a volte, non è questione di chilometri, ma di metri. Trecento, per l’esattezza. E nemmeno di durata, ma di intensità. In quei minuti Birillo non rappresentava solo se stesso, ma un’intera Brianza ideale, operosa, concreta, che magari non ama esagerare, ma quando c’è da esserci, c’è. Anche con una fiaccola in mano, anche sotto gli occhi del mondo. Poi la fiamma è passata. Il traffico ha ripreso il suo ritmo, Genova ha continuato a essere Genova

L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.