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Monza, suicidio medicalmente assistito: c’è chi dice no

Quando opporsi alla legge sul suicidio medicalmente assistito diventa una battaglia di civiltà: è la posizione dell’associazione culturale Territori e Sussidiarietà. Nella serata di dibattito alla sala del Dehon di Monza, diversi rappresentanti del settore medico, della spiritualità, della politica si sono confrontati su un progetto di legge che giace in attesa di approvazione dal 2025, ma che nell’incertezza legislativa ha già portato diverse regioni d’Italia a muoversi e ha scatenato dibattito.

Il confronto monzese ha rovesciato il punto di vista, su come una legge sulla agevolazione del fine vita potrebbe diventare una routine, una scorciatoia che un domani potrebbe andare a colpire proprio le fasce più deboli della popolazione, ritengono i relatori, con fini manipolatori nei confronti di persone fragili e nuclei familiari sempre più in difficoltà. Sotto la direzione di Jacopo Dozio, consigliere regionale, si sono alternati al microfono la consigliera comunale di Milano, Deborah Giovanati, affetta da sclerosi multipla, don Roberto Colombo della Pontificia Accademia per la Vita, il direttore del reparto cure palliative dell’Asst Brianza nell’hospice di Giussano Matteo Beretta e Pier Franco Maffè, consigliere comunale di Monza.