Mi ritorni in mente: tasche vuote e via Ghilini per il Monza degli anni Quaranta

Ristrettezze economiche e l’annosa questione del campo da gioco, fino alla presidenza di Carlo Guffanti, che prende il testimone da Antonio Bolognini
Mi ritorni in mente
Mi ritorni in mente

Tramontati i fasti della stagione 1938-39, culminati con la disputa dei quarti di finali di Coppa Italia, il Monza sprofonda nell’anonimato più squallido. Spesi con prodigalità eccessiva i denari del premio federale (10mila lire), la squadra biancorossa non riesce a liberarsi dalle pastoie della mediocrità di sempre. Non basta moltiplicare gli sfondoni dei presidenti succedutesi nella carica per le pretese di foot-ballers men modesti per avere un prodotto finale all’altezza della categoria di spettanza. La prova del nove è il divario crescente tra la politica dello struzzo dei patron succedutisi al timone e gli investimenti mirati dei mecenati del pallone. Pagato dazio all’abietto braccino della borghesia delle professioni, illusa di suo dalle rutilanti luci di Milano, il sodalizio cittadino si arrabatta per trovare le giuste contrarie per trovare la linea di galleggiamento.


LEGGI Tutte le puntate della rubrica Mi ritorni in mente

“E le finanze sono il cruccio della direzione, lo scoglio ove s’infrangono le migliori iniziative dei bianco-rossi. La cittadinanza dà poco, sia come entità di cifra quanto in numero di oblatori – lamenterà nell’aprile del ’43 l’anonimo articolista del Cittadino – Il cassiere (povero cassiere senza danaro) Ciabattoni ci sottopone una lista di oblatori; uno sguardo e c’è da convincersi che l’asserto è più che veritiera. La più anni cifre bassissime e… sempre i medesimi nominativi, il che ci fa dedurre che non è certo in conseguenza dello stato di emergenza, ma di un inesplicabile assenteismo per cui mancano dalla lista tanti bei nomi di nostri industriali, commercianti, professionisti ecc. Con lieve apporto di tanti che possono sarebbe risolto il problema assillante di ogni stagione”.

Per caricare al massimo il coefficiente di difficoltà, rimane in piedi l’annosa questione del campo di gioco di via Ghilini. Se la Cooperativa Campo Sportivo Monzese pretende – a ragion veduta – il pagamento delle mensilità arretrate, il sodalizio biancorosso fa da orecchie da mercante, acuendo così i risentimenti e le proteste dei malcapitati azionisti della Coop. Pressato da questa velenosa “grana”, Antonio Bolognini getta la spugna e rimette il mandato dopo la sconfitta a Legnano (2-1: illusorio gol del vantaggio di Grassi). Lunedì 12 febbraio 1940 il passaggio di consegne è sbrigativo sino quasi alla brutalità. Stante l’impellente necessità di chetare i brusii e le maldicenze, la nuova dirigenza batte la solita strada della captatio benevolentiae: “A nome del consiglio direttivo del Calcio Monza, nell’assumere la carica di Presidente, che le superiori Autorità mi hanno affidato, rivolgo a Voi, Presidente onorario del glorioso sodalizio Monzese, il nostro deferente cameratesco saluto. Interpretando il pensiero dei miei collaboratori, Vi assicuro che ogni nostro sforzo tenderà al raggiungimento di quella mete che Monza Sportiva attende e giustamente merita. Colla certezza che vorrete mantenerci il Vostro valido appoggio, morale e materiale, Vi invio saluti fascisti”. Firmato: il nuovo presidente biancorosso Carlo Guffanti.

Venerdì 23 febbraio, Ulisse Cattaneo, svestiti i panni del padre nobile del calcio monzese, ribadisce che, “anche pel 1940”, l’amministrazione comunale “ha provveduto ad inserire nel proprio bilancio il contributo di L. 4000 a favore di predetta associazione” sportiva. Più di così…, concede il Podestà. La squadra compicciata e allenata tant al tocc da Sandro Scarioni si arrabatta di suo per conquistare una risicata salvezza. Nell’ultima giornata del girone C di Serie C, una rete al 87’ di Mariani permette al Monza di impattare per 2 a 2 contro il Cantù e festeggiare la permanenza in categoria. Il goleador principe dell’undici biancorosso è Lino Compostella, capace – bontà sua – di trafiggere la porta avversaria ben 6 volte… Salutato Scarioni senza rimpianti di sorta, Guffanti promuove allenatore Angelo Piffarerio. Il portierissimo degli anni eroici della pedata biancoazzurra è troppo tollerante per gestire una “rosa” raffazzonata e senza qualità. L’unico che promette carriera più che passabile è l’acerbo goal keeper Tino Corno, cocco del Pif medesimo. Domenica 20 ottobre ’40 il debutto casalingo contro la Redaelli Milano (2 a 2). Poi il diluvio: il Monza retrocede in Prima divisione collezionando figuracce in serie.

Per comprovare le accuse dei mancati pagamenti del Calcio Monza, lunedì 23 settembre il ragioner Giuseppe Daelli, segretario della Coop, indirizza al “Cav. Angelo Capra, segretario politico del Fascio di Monza”, una pepatissima lettera d’addebito: “Vorrete scusarmi se torno nuovamente… alla carica per la Cooperativa Campo Sportivo Monzese. Il Vostro interessamento presso l’Associazione Calcio Monza per far avere alla Cooperativa i fondi necessari al pagamento delle pochissime passività urgenti, sarebbe in questo momento quanto mai indispensabile. La situazione della Cooperativa vi è ormai nota avendola io illustrata” in occasione “del colloquio da Voi concessomi. Del sodalizio conoscete anche i meriti sportivi. Prima fra tutti quello di aver dato a Monza un campo sportivo (ora malconcio ma certamente non per colpo della Cooperativa.) I fondi necessari per il suo funzionamento (tasse e amministrazione) la Cooperativa non può averli che dall’Associazione Calcio Monza i cui dirigenti dovrebbero vedere nella Cooperativa non un padrone di casa che non ha i mezzi coercitivi per farsi pagare la pigione, ma un sodalizio costituente una parte integrante dell’Associazione stessa.

Dopo una lunga pausa un primo versamento da parte dell’A.C. Monza venne fatta il 13 Luglio 1939. Si rimase allora d’accordo che altri versamenti sarebbero seguiti onde sistemare le poche passività della Cooperativa e permetterle di rimanere in vita ed assolvere il suo compito sino a che non fosse definitivamente risolto il problema della stadio civico. Dal Luglio 1939 ad oggi è passato molto tempo, nel frattempo sono andate maturando molte rate di imposte e di altri gravami fiscali a carica della Società. Come ebbi a dirvi il versamento di L. 2000 basterebbe a sistemare tutte le pendenze più urgenti. Vi sarei grato che, come promesso, vorrete intervenire con tutta la Vostra autorità presso l’A. C. Monza onde si provvede a quanto richiesto. Gradirò comunque avere Vostre precise istruzioni in merito. Ciò a scarico anche di ogni mia responsabilità di fronte alla Legge la quale purtroppo non riserva ai Sindaci ad Amministratori delle Società che hanno anche dei meriti sportivi un trattamento diverso da quello stabilito per gli Amministratori e Sindaci delle altre Società”.

Daelli maneggia la scottante materia con perizia e cognizione di causa: ma, evidentemente, la Cooperativa non ha santi in paradiso. Ac Monza e il Fascio cittadino non si degnano neanche di rispondere. Viste vane le richieste di aggiustamento, Daelli – nel dicembre ’40 – inoltra altra lettera all’Ente Fascista della Cooperazione di Milano: “La Soc. An. Cooperativa Campo Sportivo Monzese, venne costituita in data 21 Gennaio 1923 con l’intervento e per l’iniziativa di un gruppo di sportivi monzesi che hanno voluto dotare Monza di un campo per il gioco del calcio. Il capitale di L. 50.000, occorrente per l’acquisto del terreno e la costruzione delle tribune e cinta venne sottoscritto e coperto da circa 80 soci. Il campo è sempre stato (e lo è tuttora) usato dall’Associazione Calcio Monza cui spetta pertanto di mettere a disposizione della Cooperativa i fondi necessari per il funzionamento della Cooperativa. Infatti la Cooperativa non gode di altro provento ad eccezione di quanto può provenirle dalla concessione in uso del campo sportivo.

Per quanto mi risulta non venne mai determinata la somma precisa che l’Associazione Calcio Monza doveva versare alla Cooperativa, ma ci si limitò sempre a piccoli versamenti non sempre nemmeno sufficienti al pagamento delle imposte e tasse e alla spese di amministrazione. Di contro la Cooperativa, deve annualmente sopportare le seguenti spese di carattere ordinario: Imposta Terreni L. 296,55; Imposte straordinarie immobili L. 113,70; Imposta sul patrimonio L. 253,70; Tasse circolazione azioni L.155; Spese di pubblicazione ed amministrazione L. 500”. Il totale è di 1318,95 lire, un’enormità in quegli anni avventurosi e avventurati.

“L’Associazione Calcio Monza è andata sempre più diradando i suoi versamenti, sino poi a sospenderlo completamente. Infatti dopo un lungo periodo venne fatto in data 17 luglio 1939 un versamento di L. 1200 che servì al pagamento delle imposte e tasse arretrate. Dopo tale data e nonostante le continue sollecitazioni, fatte anche a tramite della Autorità Politica, e nonostante il preciso impegno preso dall’Associazione Calcio Monza di provvedere la Cooperativa dei fondi necessari al suo funzionamento, nessun versamento è stato fatto.

Sono andate intanto accumulandosi le rate imposte, (l’ultima pagata è quella dell’Agosto 1939) tasse, e spese di pubblicazione. La passività della Cooperativa per quanto mi consta ammonta al 30-6-1940 a circa L. 8775,05, cui devono aggiungersi circa altre 400 per imposte e tasse che sono andate maturando. Le passività ammontano quindi a circa L. 9200- di cui circa L. 1000 per imposte e tasse, – L. 2000 circa per anticipi fatti da professionisti per pagamento imposte pubblicazioni, – L. 200 per piccoli sospesi – L. 6000 dovuta alla Carpenteria costruttrice delle tribune. – Quest’ultimo debito può considerarsi momentaneamente congelato.

L’intervento di codesto On. le Ente dovrebbe avere lo scopo: di indurre i dirigenti dell’Associazione Calcio Monza a riconoscere anche in forma tangibile i giusti diritti della Cooperativa che ha il merito di avere sempre mantenuto il Camo Sportivo a disposizione dell’Associazione Calcio Monza indipendentemente da tutte le peripezie finanziarie traversate da quest’ultima; b) di indurre i dirigenti ad assumere in forma precisa l’impegno di fornire la Cooperativa dei mezzi finanziari sufficienti a mantenerla in vita, c) di indurre il Presidente dell’Associazione Calcio Monza ad assumere anche la presidenza della Cooperativa (carica quest’ultima da diversi mesi vacante).

Il sottoscritto confida che l’intervento di codesto On.le Ente porti ad una sistemazione della Cooperativa, sistemazione non difficile se da parte dei dirigenti dell’Associazione Calcio Monza si avrà solo un po’ di buona volontà. La Cooperativa potrà così continuare all’assolvimento del suo compito sino a che non verrà definitivamente risolto il problema dello stadio cittadino. Peraltro le cose non possono essere rimandate oltre, e gli Amministratori e Sindaci non possono trascurare le responsabilità che derivano dalla loro carica. Nel caso di un ulteriore prolungarsi di questo stato, i dirigenti la Cooperativa sarebbero loro malgrado costretti a proporre la messa in liquidazione. Se quest’ultima ipotesi dovrebbe verificarsi la colpa non sarà certamente dei dirigenti la Cooperativa. Resto a Vostra disposizione per tutti quegli ulteriori chiarimenti che Vi potessero necessitare, e porgo saluti fascisti.”

Martedì 31 dicembre ’40, l’Ente nazionale fascista della cooperazione cerca di aggiustare la faccenda. Il segretario provinciale di Milano, Arrigo Marcolin, dopo aver esaminato le carte e guardato de visu la situazione del campo di via Ghilini, bacchetta il sodalizio biancorosso. “Invitiamo l’Associazione Calcio Monza a voler riconoscere in forma tangibile i giusti diritti della Cooperativa (alla quale va il merito di avere sempre mantenuto il Campo Sportivo a disposizione dell’Associazione calcio, indipendentemente da tutte le peripezie finanziarie attraversate, da quanto ci è stato riferito, da quest’ultima) e di prendere contatto con i dirigenti della Cooperativa per stabilire in modo preciso la misura del contributo annuo da versare alla stessa per darle la possibilità di mantenersi in vita, condizioni essenziali questo, affinché il campo sportivo possa continuare ad essere a disposizione dell’Associazione Calcio Monza. Confidiamo che con un po’ di buona volontà si possa giungere ad una sistemazione dell’anormale situazione da noi rilevata, sistemazione che evidentemente urge non tanto alla Cooperativa Campo Sportivo Monzese, proprietaria del terreno adibito al gioco del calcio, quanto all’Associazione Calcio Monza che potrebbe a breve scadenza trovarsi senza il rettangolo di gioco qualora la Cooperativa dovesse forzatamente essere posta in liquidazione.

Restiamo pertanto in attesa di conoscere le decisioni che la Società da Voi presieduta andrà ad adottare al riguardo”.

Daelli è un puro di spirito o forse un ingenuo senza il senso del ridicolo (o del patetico). Il 14 giugno 1941, tetragono alla mala parata, ritorna a bussare al Podestà Cattaneo: “Come d’accordo qui unito Vi trasmetto per conoscenza copia delle relazioni da me a suo tempo inviate al Segretario Politico del Fascio di Monza (23-9-1940) e all’Ente Fascista della Cooperazione (17-12-1940). Purtroppo le mie relazioni non hanno avuto alcun successo! Vi sarò grato se in omaggio alla promessa fattami vorrete disporre perché venga versato alla Cooperativa quanto ancora residua sulla somma che il Comune di Monza ha destinato a favore dell’Associazione Calcio Monza. Tale somma verrà esclusivamente usata per il pagamento di imposte, tasse e spese amministrative, arretratissime. Resto a Vostra disposizione per tutti gli ulteriori chiarimenti che Vi potessero interessare a Vi porgo saluti fascisti”. Aspetta e spera: la questione spinosissima continua a ribalzare senza uno straccio di una possibile soluzione. Il sodalizio biancorosso galleggia sul baratro. Poi, finalmente, arriva la sentenza inappellabile. Anche il Comune abbandona il Calcio Monza. Il 22 luglio del ’42, la richiesta di contributo (N. 23059 Gen Di Rip. Riparto: 2° Rag.) è cassata senza mezzi termini: “In riscontro alla Vs/ del 17 and. debbo significarVi che il Ministero ha soppresso dal Bilancio in corso il contributo stanziato a favore di codesta Associazione”. La decisione reca la firma della Commissione Centrale per le Finanze locali (19 luglio ’42).

Intanto, il Monza riparte in Prima Divisione. Arriva la gramissima terza stagione di guerra (1941-42): dopo aver vinto il girone C, la formazione di Piffarerio non ha la stamina di imporsi nella poule finale, accontentandosi di un anonimo quinto posto. L’allargamento dei campionati della serie C per il campionato seguente – stagione 1942-43 – da 8 a 12 gironi, con l’aumento delle squadre da 123 a 145, vuole dire ammissione diretta in “C” per il Monza. L’Italia affonda sotto i colpi della tragica inettitudine della dittatura fascista. Da ottobre fino a marzo va in scena il poverissimo campionato di “C”. La situazione nel Paese è addirittura esplosiva. Stufi di penare per un sistema ormai al collasso, gli operai delle fabbriche del Nord scioperano mentre il regime sta a guardare, impotente.

Nel maggio ’43, Sandro De Ponti, “firma” calcistica del Cittadino, celebra il ventesimo di fondazione dello stadiolo vicino alla Buca Lua: “Un romantica passeggiata sino in fondo a via Ghilini porta i miei passi al recinto del campo, teatro delle domenicali competizioni di calcio. Trovato aperto il cancello varco la soglia e pianto le “piote” sul terreno, proprietà della Soc. Anon. Campo Sportivo Monzese. A gambe divaricate, socchiudo gli occhi, ordino al gnomo archivista del mio cervello di trarre la pratica “inaugurazione”; lo sfolgorante sole che dardeggiava sulla testa si oscura, fa luogo a un cielo plumbeo gravido d’acquazzone torrenziale, sul deserto rettangolo di gioco si schierano due squadre alternando una casacca bianco celeste ed una gialla con fascia nera, in tribuna, nuova di trinca, una selva di bandiere fanno corona a un bianco velo che copre un nuovo drappo simbolo di passione fervente, squillano note marziali dagli ottoni del corpo musica Umberto I, la signorina Sina di porta sotto la porta di gioco, un netto colpo infrange sul montante la tradizionale bottiglia di spumante, il campo di gioco si sfolla degli ufficiali, restano di fronte due squadre, Monza e Gloria di Fiume – per la partita inaugurale. Venti anni fa!”.

Attorno “bella Cooperativa (a detto del rag. Daelli una delle pochissime attive) si sono scagliati attacchi frontali e subdoli, ma gli attaccanti si sono ben guardati di portare un anche lieve contributo per risolvere l’assillo delle pene finanziarie, pene che come acciacchi inguaribili si sono appiccicate all’ente e lo accompagnarono nel cammino e lo accompagnano tutt’ora. Ecco là il tribuna che richiede pronto intervento per ospitare il pubblico e per la sicurezza di questo, ecco la cinta che presenta una larga falla ed ha… bisogno di capomastro, vedi la rete di cinta, ha ferite da tutti i lati che domanda pressante un restauratore, quei gradini dei posti popolari, senza copertura per le intemperie, presentano certi “sbreghi” che… levati. Urge… urge… provvedere! “Possibile, scriveva un foglio poco tempo fa, lasciare il campo così fa pena!!! Sottoscrivo, ma siccome la anonima non dispone di mezzi, si faccia opera fattiva per procacciarne e effettuare le più urgenti riparazioni. Vorrei avere certezza che dopo un ventennio sia possibile trovare quanto fu sempre negato sin qui, e lo spero per non perdere l’ausilio di quel corrispondente che… minaccia di non venire oltre alle partite di calcio per effetto della poca ospitalità che offre il recinto di via Ghilini”.

Pie illusioni. Il 25 luglio il Gran Consiglio sfiducia Mussolini. Il giorno dopo, il Duce viene arrestato a Villa Savoia dopo un allucinante incontro con il Re. Dopo un lungo peregrinare, sarà liberato dai paracadutisti tedeschi a Campo Imperatore il 12 settembre. L’ 8 il maresciallo Badoglio e il generale Eisenhower rendono l’armistizio di Cassibile: siamo alla guerra civile. Ventiquattro ore dopo, Vittorio Emanuele III e la Regina Elena abbandono Roma per riparare a Brindisi. Il 14 dicembre nasce a Verona la Repubblica Sociale. L’Italia è spaccata in due. Nello stesso mese di dicembre, “la nazionale sportiva il cui normale svolgimento era stato arrestato dagli avvenimenti politici e militari, riprende in tutti i settori agonistici – per la branca calcistica è di ieri il comunicato della Federcalcio che chiama a raccolta i calciatori, fissando le linee generali della ripresa – un comunicato del Direttorio di zona precisa lo svolgimento dei campionati.

Sono indetti: 1) un Campionato regionale lombardo a cui possono partecipare tutte le squadre di serie nazionale (A, B, C) con un girone formato solo da squadre di serie A e B. Le iscrizioni si chiudono al 15 dicembre. 2) Un Campionato di zona misto per squadre di nazionale C, che intendono partecipare al Campionato regionale e squadre di prima e seconda divisione; chiusura delle iscrizioni il 2 gennaio 1944. 3) Un Campionato ragazzi per tutte le società federali e di sezione propaganda. Sono classificati ragazzi i nati dopo il 1.o gennaio 1927.

Sono bloccati al 31 luglio le liste di trasferimento, restando così sancito che non è concesso nessuna cessione o acquisto per la stagione di prossimo inizio, precisando però che le società che avessero elementi superiori al fabbisogno per l’attività da svolgere, non potranno negare il passaggio a società che ne difettano, previo “nulla-osta” e fermo restando il vincolo alla società di origine.

In seno alla locale associazione già ferve il lavoro di approntamento delle squadre da lanciare nel Campionato lombardo di divisione nazionale e categoria ragazzi. E’ altresì allo studio la possibilità di varare anche una squadra per il Campionato di zona. La ripresa di attività chiama urgenti riparazioni agli impianti del terreno di gioco che, pei continui furto, tribuna mezzo scoperchiata, pali divelti, gradinate sconvolte, sembra località ch’abbia subìto l’ingiuria di azione area nemica. La civica amministrazione retta ora dal dott. ing. Giulio Carera cui vanno le felicitazioni della massa sportiva, farà certamente suo il problema e disporrà per le più pressanti provvidenze atte a permettere l’attività voluta dalla Reggenza.”

Il Monza, escluso dei raggruppamenti regionali, viene inserito nel girone C di Serie C lombarda: primo match domenica 30 gennaio; ultima giornata il 21 maggio. I biancorossi – male in arnese – chiudono la classifica finale all’ultimo posto con soli 6 punti. Le uniche vittorie arrivano contro la Tiranese (1-0, gol di Tagliabue) e la Caproni Milano (2-1, gol di Erba e Pedani). Dopo la Liberazione, il “C. D. dell’Associazione Calcio Monza, appena insediata, ha affrontato i diversi problemi inerenti alla futura attività. Due dei più assillanti: squadra e campo, sono già brillantemente risolti”. Risolto il busillis dell’allenatore ingaggiando con una cioca de latt il solito Piffererio, arriva pure la soluzione del campo di gioco. ”Sono a tutti note le misere condizioni del terreno di via Ghilini, ove i vandali hanno completato le ingiurie del tempo e dell’abbandono del periodo di guerra: cinta pericolante, rete asportata, porte divelte e tribuna smantellata, hanno indotto il C. D. del Monza a cercare un altro teatro per le competizioni calcistiche, poiché , a conti fatti, il ripristino del vecchio si presentava troppo oneroso e senza risolvere il problema dei servizi (acqua, spogliatoi, biglietteria). Una convenzione di questi giorni dota l’Associazione di un ammirevole e centrale terreno: la convenzione stipulata tra i solerti dirigenti del calcio e il sindaco Citterio, mette a disposizione dello sport il campo della ex Gil. Più che ottima la soluzione, e, mentre c’è da congratularsi coi negoziatori, ci corre l’obbligo, da queste colonne, di porgere il vivo grazie di tutti gli sportivi al sindaco compagno Citterio”. Fino sabato 11 giugno 1988, il “pollaio” del San Gregorio – copyright di Angelo Scotti – sarà il munitissimo fortino della squadra biancorossa.