In venticinque giornate di campionato Paolo Bianco ha cambiato per venticinque volte la formazione iniziale, a tal proposito ci sarà un approfondimento sulle pagine di domani de il Cittadino. C’è sempre stata qualche variazione negli uomini, ma il tema è sempre stato lo stesso: difesa a tre (con i braccetti avanzati in impostazione ma raramente sull’esterno), due laterali, centrocampo a due, due trequartisti e un riferimento offensivo. Contro la Juve Stabia, lo schieramento è cambiato nella forma e anche nella sostanza. Per la prima volta il tecnico biancorosso ha messo Birindelli da braccetto difensivo. Complice anche il punteggio subito in salita (vantaggio ospite al 2’ con Mosti) e l’assenza di diretti avversari da marcare, la partita dell’ex terzino destro del Pisa è stata tutta di spinta e proposta. Di fatto, lo schieramento ideato da Bianco, sommato all’atteggiamento ed alle caratteristiche di Birindelli, hanno trasformato il 3-5-2 iniziale in un 4-3-3 sbilanciato sulla destra per tutto il primo e maggiormente equilibrato nella ripresa, con l’inversione delle posizioni delle mezzali.
Il sistema ibrido di Bianco: dal 3-5-2 al 4-3-3
Per rendere meglio l’idea, è più chiaro se viene scritto. Il Monza ha iniziato così: Thiam; Birindelli, Ravanelli, Carboni; Ciurria, Hernani, Obiang, Pessina, Azzi; Alvarez, Cutrone. Ma in campo, e le heat map possono confermarlo, è stata più chiaramente una difesa a 4 con Thiam; Birindelli, Ravanelli, Carboni, Azzi. Non a caso Birindelli è stato il migliore in campo per tutta la prima frazione di gioco: è arrivato spesso sulla trequarti, anche sul fondo, ed ha messo in mezzo una messe di palloni ragguardevole, punzecchiando ininterrottamente, grazie anche alle sponde di Ciurria, fondamentale arma tattica anche in copertura. Quando poi ad inizio ripresa Bianco ha aggiustato il centrocampo a piedi invertito, con Pessina sulla destra ed Hernani sulla sinistra, la squadra si è completamente trasformata, riuscendo anche a sfruttare il predominio sulle fasce, questa volta tutte e due, con l’esplosione definitiva di Azzi che ha portato ai gol, tutti e due originati sul fronte mancino, e la presenza molto più impattante di Petagna al centro dell’attacco.
L’evoluzione finale del Monza
Considerato che Izzo non c’è più e che il casting per il braccetto di destra non ha portato assolute garanzie (male Brorsson, così così Delli Carri), Bianco potrebbe studiare in questi giorni una nuova versione del Monza, andando verso un 3-5-2 che somigli sempre più ad un 4-3-3. Sempre ricordando che i moduli sono fatti dalle caratteristiche dei giocatori e non viceversa e i numeri sulla carta sono sempre variabili a seconda dei posizionamenti in campo; a volte, una decina di metri più in su o più in giù, cambia completamente volto alla squadra. Sulle decisioni però peseranno molto le condizioni di Colpani. In carriera non ha mai fatto l’esterno a tutta fascia di un centrocampo a cinque, mentre è stato spesso il trequartista di destra o l’ala, come si diceva una volta. Con dietro uno come Birindelli e Pessina a coprirgli le spalle, e con tanta applicazione, però potrebbe essere lui l’ultimo tassello dell’evoluzione definitiva dei biancorossi, verso una formazione più qualitativa, offensivamente spaventosa, che metterebbe in campo tutti i migliori contemporaneamente, per dare l’assalto finale alla Serie A.