Monza capitale del dibattito politico-farmaceutico. Finalmente la maggioranza ha fatto qualcosa di sinistra. Commenterebbe Nanni Moretti. Ha approvato un documento che invita a boicottare Teva, l’azienda israeliana produttrice di farmaci. Il dibattito in città si trasforma in un ring tra convinzioni etiche e buon senso pratico. Mentre in Farmacom, titolare delle 11 farmacie comunali, la lista dei mal di pancia si allunga sempre più.
Mezza sinistra si spacca, tra chi applaude alla scelta e chi storce il naso. L’altra metà del Consiglio comunale osserva e prende appunti, pronta a ricordare che, anche in politica, la coerenza paga… ma a volte fa mal di testa e non vota. Il centrodestra all’opposizione? Come si dice a Roma: “ha alzato la voce”, trasformando interrogazioni e dichiarazioni in un vero e proprio show: applausi sparsi, sguardi torvi, tweet già pronti. E pure un’interrogazione parlamentare che chiede chiarimenti alla società di proprietà pubblica. Ne esce un quadro di Monza colorato e surreale: farmacie comunali che sbuffano, consiglieri che discutono a colpi di ideali e di emendamenti, cittadini che guardano e pensano “va bene tutto, ma le medicine arrivano?”.
Sui social fioccano post ironici. Farmacisti con camici bianchi che tirano dadi per decidere chi servire. Consiglieri con cartelli “Teva no, tachipirina sì”, meme che sintetizzano in una battuta quello che i politici faticano a spiegare. In città si respira una lezione di politica moderna: ideali sì, polemiche anche di più, effetti concreti sul territorio… e farmacie in stato di allerta. Perché, alla fine, tra boicottaggi, applausi e stoccate verbali, il vero malato della politica monzese resta forse la pazienza dei cittadini.