Altro che partecipate, qui siamo alla partecipazione… selettiva. Sulle nomine di AeB il Partito Democratico sembra aver trovato la quadratura del cerchio: pochi dubbi, molte certezze e una regola non scritta che funziona sempre, quella del “già visto”. La sensazione, a guardare l’elenco dei nomi, è quella di una rimpatriata ben organizzata più che di una rivoluzione manageriale. Un valzer di incarichi dove il merito, si dirà, c’è sicuramente, ci mancherebbe, ma dove a colpire è soprattutto la familiarità degli interpreti. Perché cambiare quando si può confermare? E soprattutto: perché rischiare quando si può andare sul sicuro? Il risultato è una manovra che politicamente ha il sapore di una presa di posizione netta: il Pd c’è, si vede e, soprattutto, decide. Altro che equilibri, mediazioni o aperture. Qui la linea è chiara: gestione interna, controllo saldo e via andare. Del resto, quando si parla di società partecipate, la tentazione di considerarle “cosa propria” è un classico intramontabile della politica italiana. Poi c’è la narrazione ufficiale: competenze, continuità, conoscenza delle dinamiche aziendali. Tutto vero, per carità. Ma il sospetto, neanche troppo velato, è che la vera competenza richiesta sia quella di stare nel posto giusto al momento giusto. Una soft skill che, a quanto pare, continua a fare la differenza più di qualsiasi curriculum in circolazione. E mentre fuori si parla di rinnovamento, dentro si pratica l’arte antica della conservazione. Un equilibrio perfetto, quasi elegante, se non fosse che lascia in eredità la solita domanda: le partecipate servono ai cittadini o alla politica? Per ora, la risposta sembra scritta nelle nomine. E non serve nemmeno leggerla tra le righe…
Brianza Nord, l’editoriale del direttore Marco Pirola: «Sulle nomine la sinistra nostrana non sbaglia un colpo»
L'editoriale del direttore responsabile del Cittadino, Marco Pirola, sull'edizione della Brianza Nord di sabato 21 marzo