L’editoriale del direttore Marco Pirola: «Sempre meglio un euro fermo oggi che un investimento spiegato male domani»

L'editoriale del direttore del Cittadino, Marco Pirola, sull'edizione di giovedì 15 ottobre 2026.
Stampa giornali editoriale - foto Freepik
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La Brianza, si sa, è terra laboriosa. Talmente laboriosa che anche i soldi, una volta guadagnati, vengono messi a lavorare: fermi sul conto corrente. Con 24.499 euro di depositi bancari pro capite, Monza e Brianza entra trionfalmente all’ottavo posto nazionale tra le province dove i residenti hanno più quattrini parcheggiati in banca. Non investiti, non rischiati, non lanciati in mirabolanti avventure finanziarie. Depositati. In pratica, il sogno brianzolo perfetto: il capitale che non disturba. Il dato su numeri della Banca d’Italia, dice che la media nazionale è molto più bassa: 19.812 euro. Dunque qui si risparmia di più, o almeno si lascia più roba sul conto a prendere aria condizionata. La Lombardia viaggia a 23.809 euro, seconda solo al Trentino-Alto Adige, dove evidentemente anche i bancomat hanno il piumino tecnico. Poi c’è il solito Paese tagliato in due. Il Nord a 22.702 euro, le Isole a 13.049. Sicilia e Calabria chiudono la fila, mentre Bolzano, Milano e Piacenza guardano tutti dall’alto. Monza e Brianza, però, sta lì. Sempre lì. Lì nel mezzo, come canterebbe Luciano Ligabue. Non prima, non ultima, ma abbastanza in alto da potersi lamentare con una certa credibilità del costo del cappuccino. Nel frattempo i depositi provinciali arrivano a 23,5 miliardi, con 1,19 miliardi in più sul 2024. I prestiti sono 17,3 miliardi. Traduzione: la Brianza ha soldi, ma prima di spenderli vuole sentire il parere del commercialista, del notaio, del cugino e possibilmente anche del direttore di filiale. Monza cresce di oltre 342 milioni nei depositi, Seregno guida l’area nord, Desio fa la sua parte. Tutti prudenti, tutti solidi, tutti con il salvadanaio formato provincia. È il capitalismo del “non si sa mai”. La ricchezza col freno a mano tirato. Il Paese cambia, l’inflazione rosicchia, l’intelligenza artificiale avanza. Ma in Brianza resiste l’ultima certezza. Meglio un euro fermo oggi che un investimento spiegato male domani. la massima non fa una grinza tra i miei paesani.

E guai a chiamarla paura. Da queste parti si chiama prudenza. Che suona meglio e costa meno di una consulenza finanziaria. Il conto corrente diventa così una specie di divano imbottito per i risparmi. Non rende molto, ma almeno non fa tante domande. Anzi proprio non ne fa. Ogni tanto passa l’inflazione, si siede anche lei e ne mangia un pezzo, ma con discrezione. Senza disturbare il pranzo della domenica. Del resto la Brianza è fatta così. Diffida dell’azzardo, del rischio e soprattutto di chi dice “fidati”. Ha visto troppe brochure patinate, troppi grafici in salita e troppe promesse finite in assemblea condominiale. Così accumula, aspetta. Controlla l’estratto conto e tira dritto. Non sarà finanza creativa, ma è una forma d’arte locale. Trasformare l’ansia in liquidità. E se domani qualcuno proporrà un investimento imperdibile, la risposta sarà la solita, sobria e definitiva: interessante, ci penso. Poi altri cinque anni sul conto corrente…

L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.