Valle del Seveso, l’editoriale del direttore: “Parchi puliti non per magia. Arrivano i cani e sparisce… l’erba”

L'editoriale del direttore Marco Pirola pubblicato sul Cittadino di sabato 10 ottobre
Meda controlli antidroga
Meda controlli antidroga

A Meda il dibattito sulla sicurezza dei parchi ha finalmente trovato un punto fermo: i giardini pubblici non sono nati per fare da succursale all’intervallo lungo dello spaccio. Sembra una banalità, ma evidentemente va ripetuta. Perché se famiglie, bambini e anziani cominciano a guardare una panchina come fosse un presidio da evitare, allora il problema non è più soltanto qualche grammo sequestrato. È l’idea stessa di spazio pubblico che arretra.

La polizia locale di Meda e Cabiate, coordinata dal comandante Claudio Delpero, nelle ultime settimane ha messo sotto controllo parchi e giardini, con pattuglie, interventi congiunti e unità cinofile. Risultato: giovani identificati, minorenni segnalati, sostanze sequestrate, deferimenti alla Prefettura. Niente scene da grande criminalità organizzata, certo. Ma nemmeno folklore urbano da liquidare con una scrollata di spalle.

Il copione è sempre quello: ragazzi spesso giovanissimi, anche minorenni, che arrivano da Meda o dai Comuni vicini, si ritrovano nei parchi, consumano, qualcuno vende, qualcun altro fa da spettatore pagante della solita normalizzazione. Finché non arriva il cane antidroga, e improvvisamente l’aria da compagnia innocua diventa meno poetica.

La cosa più comoda, naturalmente, sarebbe minimizzare. Dire che sono ragazzi, che succede ovunque, che qualche spinello non ha mai abbattuto una civiltà. Vero. Ma è proprio questo il punto: quando un fenomeno diventa “normale”, la città smette di reagire. E quando la città smette di reagire, i parchi cambiano proprietario senza bisogno di rogito notarile.

Il lavoro degli agenti serve a rimettere un confine: qui si gioca, si cammina, si porta un bambino sull’altalena, non si trasforma il verde pubblico in un mercato a bassa voce. La sicurezza urbana non è uno slogan da comizio, è manutenzione quotidiana della convivenza.

Ora i controlli devono continuare. Non per fare la guerra ai ragazzi, ma per evitare che siano proprio i ragazzi a perdersi nei luoghi che dovrebbero aiutarli a crescere. Perché un parco lasciato andare non resta vuoto: lo occupa sempre qualcun altro. E poi c’è il nodo che nessun controllo, da solo, può sciogliere: perché tanti adolescenti finiscono lì, sempre lì, tra panchine, angoli nascosti e piccole dosi. La repressione serve, certo, soprattutto quando restituisce sicurezza a chi quei parchi vorrebbe viverli senza paura. Ma serve anche una comunità adulta capace di non accorgersi dei ragazzi solo quando arrivano i cani antidroga. Scuole, famiglie, associazioni e Comuni dovrebbero stare dentro questa partita prima che il problema diventi verbale, sequestro, segnalazione.
Perché un minorenne trovato con sostanza non è soltanto una pratica da trasmettere alla Prefettura.
È un campanello d’allarme, a volte l’ultimo prima che il disagio trovi una strada più comoda e più sbagliata.
La sicurezza comincia dai controlli, ma si vince solo quando quei ragazzi hanno un posto migliore dove andare.

L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.