L’editoriale del direttore Marco Pirola: «Una città dove anche la spesa ha bisogno di parcheggio…»

L'editoriale del direttore del Cittadino, Marco Pirola, sull'edizione di giovedì 17 settembre 2026.
Stampa giornali editoriale - foto Freepik
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C’è un modo molto semplice per capire quanto sia grande il fenomeno. Smettere per un attimo di parlare di metri quadrati e cominciare a parlare di campi da calcio. A Monza, infatti, la superficie complessiva occupata dalle strutture commerciali arriva a una dimensione che, tradotta in linguaggio comprensibile anche a chi non mastica urbanistica, equivale a circa 84 campi da calcio. Ottantaquattro. Una specie di Monza parallela costruita sugli scaffali, con corsie al posto delle strade e carrelli al posto delle automobili. Se poi preferite un’altra unità di misura, fanno circa 600 mila metri quadrati. Un quadrato di 775 metri per lato. Oppure, per gli appassionati di Vaticano, circa 75 piazze San Pietro. Settantacinque.

A questo punto uno potrebbe chiedersi se stiamo parlando di una città o di una gigantesca lista della spesa. Perché a Monza il super non è più soltanto il posto dove si compra il prosciutto. È diventato una vera e propria categoria urbanistica, una presenza stabile del paesaggio cittadino. Ci sono i piccoli, i piccolissimi, i medi, i grandi e quelli così grandi che, per entrare, conviene quasi lasciare un messaggio ai familiari.

Il censimento ne conta 31. Una specie di campionato della grande distribuzione nel quale, curiosamente, non retrocede mai nessuno. Quando arriva un nuovo supermercato, il vecchio non scompare, gli si mette accanto. È la legge non scritta della spesa moderna. Un supermercato chiama un altro simile. E così sono arrivati nuovi progetti, nuove aperture, nuove trasformazioni. Il cinema che diventa supermercato. Gli spazi dismessi che diventano supermercati. Le aree lungo le grandi arterie che diventano supermercati. Gli edifici che ospitavano altro che diventano supermercati. Prima o poi scopriremo che anche i supermercati stessi, una volta esaurita la loro funzione, verranno riconvertiti in supermercati. Naturalmente la grande distribuzione ha una sua logica. Offre prezzi, scelta, comodità, occupazione. E nessuno pretende che Monza torni ai tempi in cui per comprare una bottiglia d’olio bisognava conoscere personalmente il negoziante. Ma una città non è soltanto un luogo dove si va a fare la spesa. È fatta di negozi, piazze, servizi, abitazioni, verde, mobilità, relazioni. E soprattutto di spazio. Quello spazio che, una volta consumato, non si mette nel carrello e non si restituisce alla cassa. Il paradosso è che mentre discutiamo per anni di centimetri di marciapiede, piste ciclabili, parcheggi e aiuole, nel frattempo continuiamo a misurare la città in metri quadrati di superficie commerciale.

E forse è arrivato il momento di porsi una domanda semplice. Monza ha bisogno di così tanti posti dove comprare cose oppure ha bisogno di più posti dove stare? Perché 600 mila metri quadrati sono una quantità impressionante. Ci si potrebbe costruire un’altra città. Anzi, volendo esagerare, circa seimila appartamenti da cento metri quadrati. Noi invece ci abbiamo messo dentro la spesa.

E il rischio è che, un giorno, entrando in un supermercato per comprare due zucchine, ci venga finalmente il dubbio di aver sbagliato città…

L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.