L’editoriale del direttore Marco Pirola: «Quando in città nessuno dorme perché c’è la Ferrari»

L'editoriale del direttore del Cittadino, Marco Pirola, sull'edizione di giovedì 3 settembre 2026.
Stampa giornali editoriale - foto Freepik
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A Monza la Formula 1 porta velocità, motori, hospitality, personaggi famosi e, soprattutto, una quantità di entusiasmo capace di mettere a dura prova anche il più navigato dei piloti. Lo sa bene Charles Leclerc, che quest’anno ha deciso di cambiare strategia logistica. Niente soggiorno all’Hotel de la Ville, storico quartier generale dei campioni a due passi dal Parco e dall’Autodromo. Il ferrarista ha scelto una grande ed elegante struttura a Milano. Un piccolo allungamento del tragitto, ma un enorme guadagno in tranquillità. La decisione, a quanto pare, ha una spiegazione molto semplice: la sicurezza. E non certo perché i tifosi della Ferrari siano pericolosi. Al contrario: sono semplicemente… parecchio affettuosi. Negli anni scorsi, davanti all’hotel monzese, il popolo ferrarista aveva trasformato l’arrivo e la permanenza di Leclerc in una specie di pellegrinaggio permanente. Tre giorni e tre notti di cori, urla, telefonini, richieste di selfie e invocazioni del nome “Charles” a ogni ora del giorno.

Una dimostrazione d’amore straordinaria, anche se forse non esattamente compatibile con il sonno di un pilota che deve poi andare in pista a oltre 300 all’ora. Così Charles ha pensato bene: meglio qualche chilometro in più e qualche decibel in meno. Il ferrarista, come sempre, sarà, accompagnato da una staffetta dei carabinieri dal capoluogo fino al circuito. Una soluzione che dovrebbe garantire tempi rapidi e soprattutto un viaggio senza imprevisti.

La curiosità è che Lewis Hamilton, invece, continua a interpretare l’ospitalità in maniera decisamente più spartana e funzionale. Il sette volte campione del mondo dormirà, come da consuetudine, nel motorhome della squadra, parcheggiato nel piazzale di una ditta a Biassono, insieme agli altri mezzi del team di Maranello. Altro che suite panoramica. Per Lewis il concetto di “hotel vicino alla pista” si traduce più o meno in “se apro la porta vedo i camion”. Del resto, quando sei Hamilton, evidentemente il lusso può anche essere quello di non dover fare il check-in.

E poi c’è Fernando Alonso. L’eterno ragazzo della Formula 1 ha scelto una struttura un po’ più defilata, ma comunque a due passi dal circuito. E per la cena, soprattutto, non sembra avere alcuna intenzione di cambiare abitudini. Da dieci anni, infatti, la tradizione vuole che Alonso faccia tappa all’Al Anbiq di via Bellini, il ristorante-pizzeria diventato negli anni una sorta di tappa non ufficiale del paddock. Piloti, meccanici e uomini delle squadre lo conoscono bene. Il locale è a pochi passi dal Parco di Monza e, anche quest’anno, per i giorni del Gran Premio è praticamente impossibile trovare un posto. L’accesso ai tavoli è nelle mani di Alessandro per gli amici semplicemente “Titta”, l’unico in grado di tradurre in fatti le richieste e direttive di Enrico, il geniale ed insuperabile proprietario vero patron dell’accoglienza. E qui entra in scena la proverbiale superstizione dei piloti. Se la pizza ha portato fortuna per dieci anni, perché rischiare di cambiare menu proprio nel weekend più importante dell’anno? Tranquilli è un’impresa quasi più difficile che fare un giro perfetto alla Parabolica.

L'autore

Marco Pirola fu Arturo. Classe 1962, quando l’Inter vinse il suo ottavo scudetto. Giornalista professionista cresciuto a Il Giornale di Montanelli poi approdato su vari lidi di carta e non. Direttore del settimanale L’Esagono prima e di giornali “pirata” poi. Oggi naviga virtualmente nella “tranquillità” (si fa per dire…) dei mari del sud come direttore responsabile de Il Cittadino.